“Del dolore scelsi il percorso/ e non più di sopire il cuore/ d’incompiuto sentire svanire” ("Incipit").
L’ultima raccolta poetica di Enrico Pietrangeli – che esce quattro anni dopo “Ad Istanbul tra pubbliche intimità” – è breve e intensa. Raccoglie sia testi composti in concomitanza di un tour ciclistico, il CicloInVersoRoMagna 2011, di cui l’Autore è stato uno dei protagonisti, sia testi precedenti rielaborati. Ci si muove quindi all’insegna della continuità e, nello stesso tempo, della progressione, o meglio, dell’approfondimento di un tema centrale che scandisce tutte le dodici sezioni del libro: il dolore.
Con Agota Kristof scompare una delle voci più interessanti e problematiche della letteratura europea. Scrittrice ungherese fuggita in Svizzera, nei suoi libri con parole lucide e spietate racconterà attraverso l’esperienza dell’esilio il dolore e il male che aggrediscono il pianeta. La sua lingua turba il lettore, le sue piccole verità inchiodano la coscienza alle proprie responsabilità.
Allegoria intensa ed elegiaca dello spirito di accettazione della depressione, dell'anomia, della sofferenza e dell'inquietudine che feriscono e offendono la nostra società occidentale, e il nostro tempo, “Salone di bellezza” è un romanzo breve e crudo – è la drammatica rappresentazione della prepotenza del malessere di tanti individui squassati dalla freddezza e dal disordine della vita metropolitana: dalla sua rinuncia incontrovertibile alla bellezza, su tutto.
"Tendo a una brutale deformazione dei temi che il destino s’è creduto di proponermi come formate cose ed obbietti, come paragrafi immoti della sapiente sua legge. Umiliato dal destino, sacrificato alla inutilità, dalla bestialità corrotto (….) vorrò dipartirmi un giorno dalle sfiancate sèggiole dove m’ha collocato la sapienza e la virtù dei sapienti e de i virtuosi , e, andando verso l’orrida solitudine mia, levarò in lode di quelli quel canto, che, se ben grattato, potrà dare bellezza nel ghigno”. Così s’apre Tendo al mio fine, prosa d’arte al principio del Castello di Udine apparso a puntate su Solaria e raccolto per la prima volta nel 1934, secondo volume pubblicato dal Gadda.
Questo libro è un viaggio ai confini del cattolicesimo, un viaggio che conduce dinnanzi ad uomini e donne che vivono borderline e nel loro piccolo si “battono” per una Chiesa altra e non per un’altra Chiesa (il dettaglio non è di poco conto). Con coraggio e determinazione vanno avanti, vivendo con fatica spirituale la loro quotidianità perché hanno una visione spesso critica rispetto alle posizioni ufficiali del vaticano su tanti temi sociali (eutanasia, aborto, fecondazione assistita, ecc. ). Questi uomini e queste donne spingono dal basso e, consapevoli della scelta intrapresa, non rinunciano alle loro idee, anzi cercano di dargli eco. In questo viaggio in cui Riccardo Chiaberge ci fa da Caronte troviamo di tutto e di più.
“Una volta ho amato un uomo così tanto da annichilirmi: ero tutta Lui e niente Me. Ora mi amo quel tanto che basta perchè non esista alcun uomo: sono tutta Me e niente Loro. Una volta loro erano tutti Dio e io ero un parto della mia fantasia, ora sono gli uomini a essere un parto della mia fantasia. Lo stesso gioco, ma in posizioni diverse. Non conosco altri modi di giocare. Qualcuno deve stare sopra, qualcuno sotto. Stare fianco a fianco è una noia (…). Il mio passaggio non è stato da sotto a sopra, ma da sotto a sotto: dalla mia dolorosa sottomissione emotiva alla mia beata sottomissione sessuale. Questa è la storia del mio cambiamento e del prezzo che ho pagato. Molto caro” (Tony Bentley, incipit di “The Surrender”).
ANIMANIMALE
“Wild animals”, secondo film di Kim Ki-duk, è considerato una produzione minoritaria, a mio avviso impropriamente visto che in esso emergono, allo stato germinale, le note dominanti della sua filmografia.
Un passo di Proust rivela il senso profondo di questo altrimenti terribile, cupo e triste romanzo breve dello spagnolo Goytisolo: in questo mondo dove tutto si consuma c'è una cosa soltanto che si distrugge ancor più totalmente della bellezza, lasciando meno tracce ancora. Il dolore. Non è consolante?
Aveva ragione Eugenio Montale quando, nel 1977, in un’intervista alla Rai segnalò un giovane poeta per il suo talento, aggiungendo: “penso che ci riserverà piacevoli sorprese”. Il premio Nobel per la Letteratura si riferiva a Paolo Ruffilli, oggi uno dei maggiori poeti italiani.
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