"La mia generazione" – è l'esordio di Ugo Intini – "è cresciuta così. Prima sotto le bombe, nell'Italia della guerra mondiale; poi in mezzo alla guerra civile; poi nell'Italia della ricostruzione". Questi tre periodi Intini li racconta via flash di memoria, perché "il flash della memoria fotografa il particolare, certo, non l'insieme: ma un particolare legato alla propria esperienza personale, del quale perciò si può essere assolutamente sicuri". La storiografia, invece, quando per ragioni ideologiche, quando per rispetto dell'egemonia dominante, tende a deformare e cancellare i particolari (p. 11). Periodicamente. Ecco spiegata la voglia di raccontare il proprio passato senza vestire i panni dello storico. Intini preferisce essere un vecchio bambino.
“Dimentica solo chi vuole dimenticare. Io non ho dimenticato nulla. E non voglio farlo”. Anzi Lev Razgon “sente il bisogno di raccontare almeno una parte del dramma che ha vissuto con la sua generazione” e sceglie di scrivere, di trasformare la propria “vita offesa” in un lungo romanzo. Le pagine, quindi, raccolgono i ricordi, ma non si tratta di mera esposizione dei fatti: ogni episodio, ogni stadio della sua terribile esperienza è sviscerato e commentato nella ricerca tenace di risposte impossibili.
Thea Laitef è stato uno scrittore e un poeta iracheno, nato a Samarra poi migrante, in tutta l’Europa, per motivi politici. Arrivò da esule in Italia all’inizio degli anni Ottanta, per scappare dalla sua terra così provata dalla dittatura prima e dalla Guerra del Golfo poi.
Questo suo racconto è il racconto di un viaggio, del suo viaggio personale che è però anche viaggio esistenzial, inteso come crescita interiore e progressiva presa di coscienza dell’impossibilità di poter vivere nel suo paese natio.
Non sono moltissimi i film che hanno trattato il periodo della dittatura argentina degli anni Settanta e Ottanta. Personalmente ricordo la La notte delle matite spezzate di Hector Olivera, risalente agli Ottanta, e qualche documentario più recente.Garage Olimpo è sicuramente il più discreto. In un film che racconta la violenza in una delle sue forme più vili e bieche, questa non è quasi mai mostrata.
Ricordo una piacevolissima conversazione sostenuta l'anno scorso tra le pagine (virtuali) di Lankelot. Si discuteva circa uno dei più clamorosi casi editoriali italiani degli ultimi anni, ovvero Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno. L'eco del successo del romanzo edito da Mondadori riecheggia ancora adesso: in pratica Piperno è considerato il salvatore della letteratura italiana di qualità, grazie tra l'altro anche alle tonnellate di parole spese da illustri critici come Antonio d'Orrico, un po' il re Mida della critica "seria".
MISTERI LAOTIANI 1: LE GIARE
Phonsavan, dicembre 07
Il Laos è un paese piccolo dove la gente non mormora affatto perché forse è proibito anche questo. La dittatura è astuta (qui e anche in Birmania): apparentemente superficialmente il turista, che spesso sa poco o nulla, di nulla si accorge. Nessuna uniforme, assoluta assenza di poliziotti o di vigili urbani, qualche raro controllo sugli indigeni nella capitale. Ad es. ieri andando alla Lao Airlines sul lungofiume di Vientiane, ho visto il primo giovane aitante poliziotto stradale con casco e divisa stirata che aveva fermato una fanciulla in moto, teneva il suo documento in mano e la stava minacciando corteggiando.
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