Recensire l’album di un gruppo che vede fra le sue fila un uomo che scrive su Lankelot non è un affare così semplice come possa sembrare. Questa non è una recensione come le altre ed è per questo che ho accettato volentieri l’invito a recensire questo album.
Gianfranco Franchi è un autore che conosco bene, visto che ho pubblicato nelle collane del Foglio Letterario (www.ilfoglioletterario.it) i suoi primi tre libri: Disorder, Pagano e la stupenda raccolta di poesie L’inadempienza.
Monteverde è la sua ultima fatica ed esce per un marchio editoriale importante come Castelvecchi, che in passato ha lanciato veri e propri casi letterari. Tutto questo mi fa grande piacere, non solo perche posso dire pippobaudescamente: “L’ho scoperto io!”, ma soprattutto perché il romanzo non tradisce le attese.
"Sono una foglia che pesa ottanta chili. Sogno refoli di vento". Si apre con queste parole la nuova opera di Gianfranco Franchi. L'ho atteso con trepidazione questo libro, l'ho cercato e alla fine l'ho trovata, letta, meglio dire divorata in una giornata. E tenuta stretta fra le mani, come si può tenere la donna amata. Monteverde ha lasciato dentro di me ferite paragonabili forse a quelle inferte a Roma nel 1527 dai Lanzichenecchi guidati da Georg von Frundsberg.
La domanda è barbina: si può giudicare un libro senza averlo letto? La risposta è ovvia: no, non si può. Eppure, dico io, e me ne assumo tutta la responsabilità, si può.
Sì, vi chiedo scusa. Sto per parlare di un mio libro. L’argomento è questo. Avevo voglia di condividere con voi tutto questo, e non me ne frega niente se c’è chi penserà sia presunzione o protagonismo. Chi mi conosce non dubita della mia coscienza, e delle mie intenzioni. Dei perplessi e dei malevoli non mi interesso. Volevo dirvi queste cose, uno per uno, e abbracciarvi forte. Queste cose andavano dette, e andavano dette adesso: qui e non altrove. E senza che il libro sia disponibile. Questo è quanto.
*
A papà, S.A.F.
DISORDER TRA FRAMMENTI CRUDI E FEBBRILI
Traduttore traditore. Strappo alla regola. Stavolta niente recensione, e niente articolo. La recensione è nascosta nelle parole che ho scelto per restituire versi e spirito di Ian Curtis. O forse rimane questa qui, scritta cinque anni fa, per stabilire contatto. Questa è solo un'integrazione necessaria, e differita.
E' nella selezione di questi pezzi, e nell'espressione di quel che è stato. E' nell'ascolto che dovrà accompagnare la lettura, e nell'omaggio al genio di chi ha creato i Joy Division, il perduto Tony Wilson, artefice del Rinascimento di Manchester. Verrà quindi il New Order. Un giorno, non ora.
Prima di affrontare la lettura di questo libro, mi sono predisposto nel giusto ordine d’idee: Disorder. Unknown pleasures sono scivolati sul mio giradischi. Joy Division, ala dura e pura, esoterico primordiale, possibile rituale pagano del punk più rivoluzionario, quello fulminante ed immolato. Sono gli ultimi eroi della terra consumati in angosciosa fretta, quelli del nulla. Frammentazione, cupa polverizzazione di un mondo. Danza Shiva, il rockettaro pure, Iside implode e si rivela alla luce: suicidio. Gli anni Settanta stavano per terminare, tre papi si succedevano sul trono di Pietro e Gianfranco, finalmente assemblato, veniva alla luce.
Una delle prime cose che si dovrebbero spiegare di un libro è "cos’è". E di cosa parla a grandi linee. Un tratteggio, insomma, che possa dare un’idea a chi deve decidere se. Oppure.
Per cui me ne sto qui, davanti allo schermo bianco e ci provo. Parto. Cancello. Sovrascrivo. E via così. Non male come partenza.
“Disorder” è un raccolta di racconti. Ni.
E’ un romanzo composto da tanti capitoli mignon, intensi. Ni.
“Per qualche anno, non lo dimentico, i sogni sono stati nemici terrificanti; credevo di non riuscire più a liberarmene. Una volta ho vinto un incubo e ho deciso di tatuare la sua antitesi. È stato forse allora che ho rotto qualcosa. Lentamente, sono svaniti sia i sogni premonitori che quelli inquisitori; sia quelli indagatori che quelli simbolici. Passo ore di sonno buio e muto. Al risveglio sono stanco.” (p. 73)
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