Scritto tra 2003 e 2004, pubblicato soltanto nel 2008 da Tespi, il diaristico romanzo di formazione “Dio è distratto”, ambientato tendenzialmente tra Roma e Amsterdam, è un'opera prima caratterizzata da due aspetti fondamentali: il primo – assoluto – è la relazione dell'io narrante con la scrittura, l'adesione e l'appartenenza alla scrittura, l'ossessione sacrosanta per la letteratura, la smania di poter riconoscere in sé una personalità autoriale; il secondo è la determinazione nello scolpire limiti, aporie, difetti e guasti della vita capitolina contemporanea, nella prospettiva d'un giovane emigrato in città con grande entusiasmo e grande coraggio; e un pizzico di disperazione, comune a tutti quelli che hanno dovuto lasciare casa e lacerare le proprie radi
Gianluca Liguori è uno scrittore vero. Me ne sono reso conto leggendo il suo racconto di apertura contenuto nell’antologia collettiva Il cagnolino ride, edita da Tespi. Il breve testo, molto autobiografico, tipico dello scrittore che vuole solo di raccontare se stesso e il mondo che ruota attorno alla sua esigenza creativa, mi ha fatto venir voglia di approfondire la conoscenza del giovane autore. Ho scritto a Nicola Pesce e mi sono fatto mandare Dio è distratto, felice romanzo d’esordio che Liguori scrive a soli ventidue anni. La sola cosa sbagliata del libro è la postfazione di Vincenzo Sparagna che avrei evitato di pubblicare.
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