Un libro difficile da recensire, scrive bene Antonio Moresco nella sua lettera pubblica indirizzata all'autore, senza correre il pericolo (aggiungo io) di cadere nella banalizzazione. Difficile da recensire, non perché può apparire una troppo esibita privata confessione, ma per il rischio da parte del recensore di non riuscire a restituirne pienamente la compiuta misura, l'indiscutibile forza poetica.
Avevo voglia di scrivere qualcosa sul Natale, e non so perché mi è venuto in mente Francesco D'Assisi e il suo Cantico di Frate Sole. Apparentemente c'entra poco con il Natale, ma nessuno più di lui evoca in me la santità come qualità prettamente umana che deriva però da quel qualcosa di divino che è nel mondo e nelle sue creature. Ma non avevo questo testo e così sono andata dal parroco del mio paese per farmelo prestare. Lo scritto si trova all'interno di un libro antologico che contiene, per quando riguarda Francesco, tra l'altro, la Regola, il Testamento, molte lettere e le Laudi e preghiere, tra cui il Cantico di Frate Sole.
Non credo che questo dittico d'esordio del teologo-operaio (come si autodefinisce) Emanuele Tonon sia stato scritto con l'intento di inchiodare i cattolici ingenui e teologicamente meno avvertiti, né tantomeno di fornire un supplementare appiglio agli sfegatati negatori del divino, gli indifferenti, gli atei convinti. Piuttosto nasce come esigenza di ricerca personale, folgorante restituzione in forma letteraria; declinazione narrativa di una ricerca teologica ancora in pieno fermento. Consumata dall'evidenza (ineluttabile per lo scrittore) di un Dio cieco e sordo rispetto alla sua creazione: che non torna, rimane assente.
“L’arte del Piano B. Un libro strategico” è probabilmente l’esito più felice di Gianfranco Franchi, poiché si presenta come un ipotetico (e non ultimo) traguardo d’un percorso cominciato precocemente. Capitoli che sono racconti brevi, interludi dialogati come sceneggiature, senza dimenticare scottanti manifesti editoriali e dolorosi scorci autobiografici che riportano alla memoria le esperienze dell’alter ego Guido Orsini. Il Piano B è la svolta, il cambiamento, la rivoluzione personale. Anche se è chiaro che quando un intellettuale denuncia una decadenza non si riferisce a un’esperienza isolata: perché il Piano B è strettamente legato alla disperata condizione dell’italiano onesto sotto il melmoso regime di Silvio Berlusconi.
Dice che uno dei dolori più grandi, forse il più grande in assoluto, che possa toccare di vivere a un essere umano sia quello di perdere un figlio. Un dolore così grande che seppur faticosamente somatizzato nel corso degli anni non smette mai di far soffrire e sono sufficienti una foto, un momento di debolezza, un evento simile accaduto a qualcun altro per tornare con la mente a quel terribile momento e per sognare, forse, il giorno del possibile ricongiungimento con quella parte di se stessi prematuramente scomparsa.
Piano B numero 1: ho un paio di miei amici che qualche tempo fa conducevano una vita tutto sommato tranquilla e invidiata da molti, avevano un lavoro, vivevano in affitto in un appartamento normalissimo ma a cinquanta metri dal lago, tutto bene a prima vista ma negli ultimi tempi avevano perso il sorriso, si erano fatti insofferenti, scuri in volto, poco ospitali, poi un giorno l’amico mi dice “Ti porto in un posto.” Abbandoniamo la città, saliamo in montagna e ci fermiamo davanti a una piccola cascina ancora da ristrutturare e mi dice “Fra un mese io e lei andiamo a vivere qua e ci mettiamo a fare quello che abbiamo sempre sognato.” Furono in molti a dargli dei pazzi. Tre anni dopo il loro Piano B è diventata una nuova vita.
L'ipocrisia è la malattia della società occidentale, e va corrodendo la nostra civiltà giorno dopo giorno; a dare retta al vecchio Mark Twain la responsabilità è delle fanfaluche, delle cattiverie e delle bassezze che abbiamo imputato al nostro dio, e abbiamo infilato nei testi sacri. Nel 1939, ventinove anni dopo la morte dell'artista, il curatore Bernard Devoto aveva allestito la prima edizione di queste sue eretiche, caustiche e feroci “Lettere dalla Terra”: passarono altri ventitre anni prima che venisse pubblicata. La ragione è che la figlia dello scrittore americano, Clara, s'opponeva alla stampa: a sentir lei, queste lettere davano “un'immagine distorta delle idee e delle posizioni di mio padre”.
Dietrich Bonhoeffer, pastore e teologo luterano, è considerato uno dei pensatori più fecondi del XX secolo. Interessante nella sua opera è la ricerca del senso della fede cristiana in cui testimonianza e autenticità s’incontrano sempre per edificare un profondo messaggio di umanità. Il teologo fu arrestato dai nazisti mentre lavorava alle note della sua Etica con l’accusa di aver fatto fuoriuscire ebrei. Bonhoeffer trascorse in carcere due anni, dal 5 aprile del 1943 al 9 aprile 1945, giorno della sua impiccagione. Fu accusato inoltre di aver appoggiato e sostenuto i cospiratori contro Hitler.
Memorie di un autore tv e di un giornalista d'inchiesta caro a Sergio Zavoli ed Enzo Biagi: uno che sembra consacrato alla sua professione con una dedizione incrollabile, uno che vive ogni reportage come una battaglia per restituire verità, luce e giustizia a chi vive nell'ombra, da vittima dell'arroganza e delle prepotenze. Uno che non ha dimenticato affatto cosa il giornalismo d'inchiesta sia. Quello vero. La bella notizia è che Nevio Casadio esiste, e non è una creatura letteraria: Casadio si direbbe uno dei pochi grandi esempi superstiti del giornalismo televisivo d'una volta, etico e onesto: un esempio capace di fronteggiare, con dignità e orgoglio, la volgarità, la grettezza e la mediocrità del circo catodico forzista.
Erri De Luca torna alle Sacre Scritture, a quell'Antico Testamento che incanta e atterrisce. Si mette a margine del Libro dei libri e ne dà un'interpretazione propria. Sceglie di raccontare la potenza della parola creatrice che fece il mondo annunciandolo, “Ieì or, sarà luce. In ebraico quattro vocali e una consonante avevano acceso le notti e illuminato il giorno”. Accompagna Mosè sul Sinai, descrive l'incontro con la divinità che si rivela e diventa voce scritta. Gli ebrei fuggiti dall'Egitto “videro la sua parola fare: sopra la roccia e all'interno di ognuno.
Jean è un caro amico francese del priore di Bose. Un giorno egli scrive una lettera a Enzo Bianchi nella quale gli chiede se è disposto ad avviare con lui una corrispondenza su alcune tematiche inerenti alla fede e alla vita spirituale. L’invito a scavare nelle profondità dell’anima affascina l’interlocutore. Prende corpo un intenso rapporto epistolare che Enzo Bianchi ha raccolto in un libro. Lettere a un amico sulla vita spirituale (Edizioni Qiqajon, pagine 151, 10 euro) racconta la storia di un cammino che due “cercatori di Dio” fanno insieme sulla strada dell’interrogazione.
Don Angelo Casati, nato a Milano nel 1931, ordinato sacerdote il 27 giugno 1954, licenziato in Teologia è stato insegnante nei seminari diocesani, quindi vicario parrocchiale a San Giovanni di Busto Arsizio, poi parroco a San Giovanni di Lecco. Autore di molti saggi e anche di alcuni libri di poesia.
Per don Angelo la poesia è un percorso di vita: sulla soglia egli scruta volti, cose, tempi cogliendo frammenti e annunci di bellezza negli incontri del quotidiano. Con l’immediatezza della parola poetica, le emozioni si dispongono autentiche sulla scacchiera dell’esistenza.
27 lettere scritte dal padre della “Disobbedienza civile” al suo primo discepolo, Harrison Blake, nell'arco di tredici anni: argomento principe, i consigli per il cammino spirituale di un giovane che sente di trovarsi a “tremare sull'orlo” del suo sentiero di ricerca. Un giovane che ha compreso che il senso della vita è “semplicemente, essere” ma non trova ancora la forza di essere fedele a questo principio, per vivere una vita semplice nel nome di Dio. “Blake! Blake! Are you awake?”, scriveva Thoreau nel dicembre 1856, dalla cittadina di Concord. “Blake! Blake! Siete sveglio? Vi rendete conto qual mattino sempre radioso sia questo?
«L’idea di Dio è inestirpabile, perché in fondo è la Presenza stessa di Dio nell’uomo. Sbarazzarsi di questa presenza non è possibile» (H. De Lubac, citato nel libro a p. 6). Questa, in sintesi, la convinzione di Ferdinando Castelli, che, con la sua vitalità novantenne, continua a scandagliare l’animo dei grandi scrittori, il loro senso religioso, nascosto a volte in pagine inquietanti e dissacranti. Un lungo lavoro di ricerca raccolto in molti libri, tra cui spicca la fortunata e fondamentale trilogia Volti di Gesù nella letteratura moderna.
“Capì che era all'orlo della follia e tuttavia sapeva che non sarebbe impazzito, e fermò lo sguardo su questa nuova regione della demenza collo stesso estatico stupore come sul passato, come sul lago, come sul cielo: anche lì tutto era prodigioso, armonioso, significativo. Capì perché nella fede di alcuni popoli aristocratici la follia fosse ritenuta santa. Capiva tutto, tutto gli parlava, tutto gli era dischiuso. Non c'eran parole per questo, era falso e disperato voler pensare e capir qualcosa servendosi di parole!
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