"L’esperienza segna” è il nuovo album della band veneta Soluzione prodotto per Jost da Massimiliamo Nuzzolo (autore della raccolta di versi “Tre metri sotto terra” e del romanzo “L’ultimo disco dei Cure”) e da Luca Nuzzolo (voce del gruppo), un disco cantato in italiano che mescola atmosfere new wave anni ‘80, pop d’autore raffinato e languido, canzone d’autore, elettronica con tanto di ospiti di fama come Garbo, Federico Fiumani dei Diaframma e il dimenticato Mao (di cui onestamente era da una vita che non sentivo parlare) nelle tre cover poste in coda al disco, con un cantato, quello di Luca Nuzzolo, che ricorda quasi un Moltheni ma meno intenso e un booklet curatissimo che è un omag
Se non fosse che di band tutta italica si tratta (il trio, due ragazze Erica e Costanza, un maschio, Nicola, alla batteria di rigore senza grancassa, proviene da Pesaro, non propriamente brume & brughiere dunque) la copertina potrebbe trarre incolpevolmente in inganno: 4AD ergo Albione (perfida o meno) o giù di lì. Invece siamo innanzi ad un esordio tutto nostrano ma "solo" per la provenienza. Sin dal battesimo i Be Forest non rinnegano, tutt'altro rivendicano la propria fede nelle sonorità wave e dark più squisite: Cure, Cocteau Twins, Joy Division, My Bloody Valentine e, si parva licet, Echo & the Bunnymen.
Quanta sincera irruenza, quanta voglia di far esplodere in musica una vita, è presente in "Gretchen pensa troppo forte" esordio sulla lunga durata della ventiduenne faentina Simona Gretchen.
Un'esigenza vitale che corre lungo gli undici brani di un disco composto in gran parte sul dualismo chitarra/voce con innesti di violini e pianoforte, dalle molteplici influenze, su tutti la prima Cristina Donà, Ginevra di...
Stanotte. Vorrei, ascoltare con te.
Stanotte. Sogno di stare con te.
Mano nella mano. Persi tra le note di questo disco che amiamo.
Senza distanze.
Spegni la luce.
Chiudi gli occhi.
Stringimi.
1984. Firenze. Più o meno.
3 note di chitarra piena di Flanger. Basso e batteria. La canzone diventa poi un arpeggio, un moto lento. Carica di atmosfera. Poi la voce. Grossa, potente di Miro Sassolini.
Il testo è di una poesia malinconica, preziosa. Incredibilmente affascinante, che va a sposarsi perfettamente con le cadenze barocche della musica.
Il basso gira ed è di una bellezza da mozzare il fiato. Serpeggia. Accarezza, sinuoso.
" I nostri occhi impauriti
nelle stanze gelate,
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