Riflettere sul rapporto tra corpo tecnologico e sostrato emozionale, sull’incontro tra strumento e la sua espressione, vuol dire automaticamente riflettere sul cinema.
Se è vero che lo specifico cinematografico si compone delle due istanze - luce ed emozioni, linguaggio e visione, macchina e storia - allora un’analisi della dialettica tra queste due variabili, entrambe causa ed effetto del “fare film”, non può essere che cortocircuito autoreferenziale, metadiscorso sull’essenza del cinema. Un film che “parla” di tecnologia e sentimenti racconta anche di sé, definisce una categoria espressiva, apre considerazioni sul senso e sulle sue finalità.
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