Silvio Soldini, regista milanese che ha raggiunto la notorietà grazie alla fortunata commedia "Pane e Tulipani" del 1999, torna a scrivere e a dirigere un film frizzante e coinvolgente, "Agata e la Tempesta", con le migliori credenziali possibili e soprattutto con i favori del pubblico e della critica nazionale.
Era una voce critica di un momento storico dell’Italia borghese, indirettamente la voce di un artista espressa attraverso la sofferenza del segno, era una coscienza, quella dell’Italia delle rivoluzioni anzi, di quell’ultima grande rivoluzione delle “illusioni” datata ’77, l’ultimo coraggioso sussulto prima della pace silenziosa, dell’accettazione e dell’apatia contemporanea.
Tributo all’arte del fumettista Andrea Pazienza: il regista Renato De Maria s’ispira ai personaggi delle strisce del più fedele interprete italiano degli anni Settanta e Ottanta, icona, assieme a Tondelli, d’una generazione che ha visto cadere i suoi cantori troppo presto; e ne deriva un film dal ritmo sincopato e clipparolo, giocato su qualche felice invenzione linguistica e rallentato da una micidiale carenza d’azioni e di eventi.
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