“Stanotte, completamente sveglio verso le 3. Impossibile rimanere ancora a letto. Sono andato a passeggiare in riva al mare, sotto l’impulso dei pensieri più cupi. E se andassi a buttarmi giù dalla falesia?Sono venuto fin qui per il sole, e non sopporto il sole. Tutti sono abbronzati, io devo restare bianco, pallido. Mentre facevo ogni sorta di amare riflessioni, guardavo quei pini, quelle rocce, quelle onde visitate dalla luna, e improvvisamente ho sentito fino a che punto sono inchiodato a questo bell’universo maledetto”.
In Marte Fritz Zorn tratteggia con penna felice e venefica questa anatomia dell'anatema: «Allora il Signore del Cielo rispose a Giobbe e disse: "Non ho creato il coccodrillo? Chi preme in quella doppia dentatura? Chi ha aperto le porte delle sue fauci? Sui suoi denti è deposto l'orrore. Non ho forse creato io il coccodrillo, che in quanto a orrore supera ogni altra cosa? Non può forse il coccodrillo mordere, amputare, mutilare, divorare, distruggere? Come puoi pensare di mettere in dubbio la mia autorità, dal momento che io sono il Signore di tutti questi orrori?" Allora Giobbe rispose al Signore e disse: "Hai ragione.
«Io non ho futuro, nessuno ha futuro, abbiamo chiuso! Guardati un po' intorno, qui sta andando tutto per aria».
Vacillamenti di Cioran appare per la prima volta nel 1979 in duecento esemplari con trentadue litografie di Pierre Alechinsky, firmate dall’artista. L’opera è stata riproposta dallo stesso editore nel 1998. Questo libro è presentato per la prima volta al lettore italiano da Mimesis (a cura di Barbara Scapolo, pagine 76, 12 euro). Felice è l’incontro tra Cioran e Alechinsky che collaborarono insieme in diverse occasioni. Gli aforismi contenuti in Vacillamenti appartengono alla seconda parte di Accenni di vertigine, l’ultimo capitolo di Squartamento.
Leggere Cioran equivale a solcare una distesa marina increspata da poche onde, ma senza ritorno. Con queste parole Antonio Castronuovo, esperto di nichilismi, gnosticismi e avanguardie europee, inizia il suo saggio (E.M.
“De l'inconvénient d'être né” (Gallimard, Paris 1971; Adelphi, Milano 1991) è una raccolta di aforismi, paradossi, appunti e considerazioni sparse nata per sintetizzare e universalizzare il male di vivere di Cioran, e la sua stravagante, cupa e tenebrosa Weltanschauung. Ho scelto una serie di passi, suddividendoli per temi: “Essere al mondo”, “Sensazioni”, “Dio”, “Morte”, “Paradossi”, “Eventuali”. Man mano glosso, quando e se necessario. Oppure, v'accompagno.
DRAMMA UMANO. “Opera di un virtuoso del fallimento, l'uomo è stato senza dubbio un fiasco, però un fiasco magistrale. È straordinario perfino nella sua mediocrità, prestigioso anche quando lo si aborra. Tuttavia, a mano a mano che si riflette su di lui, si capisce che il Creatore si sia 'afflitto in cuor suo' di averlo creato” (p. 24). Da un frammento come questo si riconosce un artista soltanto: l'artista filosofo che amava disintegrare tutto quel che esisteva, sgretolare tutti i templi e tutti i significati, disperato per l'assenza di senso, e per l'insensatezza della volontà.
IL GRAN NEMICO DELL'IDEALISMO. Il paradosso di Cioran è che scrive come Zarathustra e tuttavia nega di esserlo. “In ogni uomo sonnecchia un profeta, e quando si risveglia c'è un po' più di male nel mondo”, predica, in piena contraddizione. Predica il diletto della creazione e della distruzione dei valori: ritiene che al di là della creazione e della distruzione del mondo, tutte le iniziative siano senza senso. È convinto che si possa cambiare idea così come ci si cambia una cravatta. Nega l'esistenza dell'Assoluto. Sostiene che la vita si regga sul niente. Crede che vita e amore siano menzogne assurde. Giura che ogni essere non sia che una pretesa del nulla. E che vivere significhi credere e sperare, mentire e mentirsi.
Cioran, lo scomodo che parla a tutti noi
Cioran pillole. Posologia.
Hanno ragione Ceronetti e Rigoni: Cioran è un amico e la sua lettura risulta, in ultima analisi, corroborante. Ma come tutti gli anti-depressivi va maneggiato con cura, necessita di un libretto d’istruzioni. Pertanto non fate come me, leggetelo con moderazione, distacco e soprattutto diluitelo in qualche romanzo rosa o d’appendice. Se i rivenditori avessero un po’ di coscienza lo dovrebbero vendere con un Harmony in offerta.
Nessuno come E.M.Cioran, scrittore e pensatore dal fascino contagioso, ha pugnalato con la scrittura l’essenza tragica dell’esistenza. Nessuno come lui, nel secolo scorso, si è servito del frammento per riassumere in un unico grande aforisma tutto il divenire che nelle cose mostra la sua spregiudicata metafisica. Chi è stato in compagnia di Cioran racconta che era impossibile uscire delusi da un incontro con lui. Mario Andrea Rigoni, che lo ha conosciuto bene, parla di Cioran come un eletto della malinconia, un amante della cenere che spiazzava chiunque con le sue originali versioni devastate. La singolarità di Cioran è fuori discussione.
"Avete la libertà senza la guerra; per forza dovrete vivere tra un'infinità di crimini."
L’INCOMPIUTA di NIETZSCHE.
“Vago attraverso i giorni come una puttana in un mondo senza marciapiedi”. È il riassunto del pensiero, dell’opera, della vita di un uomo che si è dedicato, in ogni sua pagina, allo “squartamento” del mondo, alla fuga dalla ragione.
Romeno che tradisce la sua lingua madre per il francese, Europeo che tradisce l’occidente per l’oriente. La storia di Cioran è una storia di insonnie e svilimenti, la storia di un uomo senza mezze misure nel giudizio della vita: “lo spermatozoo è il bandito allo stato puro”, dice ne “I sillogismi dell’amarezza”, e con questo chiude prima di iniziarla la partita con un’esistenza che egli giudica senza senso, a priori e a posteriori.
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