Questo racconto-recensione parte dalla finzione letteraria di un Cabrera Infante che racconta il suo “Mea Cuba”, edito in Italia da EST – Il Saggiatore (2000), pagine 480 - euro 9,30, straordinariamente ancora in catalogo. Un libro da non perdere.
“Il canto di Natale di Fidel Castro” è un omaggio a Dickens, e un omaggio a tutti quei cittadini, quei combattenti e quegli intellettuali, cubani e occidentali, che hanno dedicato la loro vita, o almeno parte della loro vita, a demistificare la propaganda della “Fantasia Roja” per eccellenza: l'infame, omicida e liberticida regime comunista cubano. L'autore è il misterioso cubano Alejandro Torreguitart Ruiz, rappresentato in Italia dal papà del Foglio, Gordiano Lupi. La sua novelletta è molto ben calibrata, è ferocemente incisiva e niente affatto retorica, o didascalica. È semplicemente un'iniezione di semplicità, di onestà, di verità e di idealismo.
Regia: Steven Soderbergh. Soggetto: Tratto dalle memorie di Ernesto Che Guevara. Sceneggiatura: Peter Buchman. Direttore della fotografia: Steven Soderbergh. Montaggio: Pablo Zumarraga. Interpreti principali: Benicio Del Toro, Demian Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Minguez, Jorge Perugorria, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Unax Ugalde, Yul Vazquez. Scenografia: Antxom Gomez. Costumi: Sabine Daigeler. Musica originale: Alberto Iglesias. Produzione: Laura Bickford e Benicio Del Toro per Laura Bickford Productions, Morena Films.
Miti dell’antiesilio è un libro insolito nel panorama editoriale italiano perché racconta Cuba dalla parte dell’esilio, ma non riesco a sentirmi in sintonia con molte tesi espresse da Armando de Armas. Comprendo la posizione di un esiliato che cova un giusto rancore verso chi lo tiene lontano dal suo Paese, ma ricordo ben altro stile e migliori argomentazioni in uno scrittore del calibro di Cabrera Infante. Non credo che faccia il bene della democratizzazione cubana, né dell’esilio cubano (oltre un milione di esuli per colpa del comunismo) assumere atteggiamenti di destra, definire gangsteristica la rivoluzione, dipingere Allende come un narcotrafficante ed esultare per la morte del Che.
Dicembre 2003. Il secondo libro di Torreguitart Ruiz – primo ad essere stato scritto, stando alle dichiarazioni del traduttore Lupi – (sulla questione dell’identità di T.R., rinvio all’articolo su “Machi di carta”), è diverso e distante dal primo edito e dal terzo: spiazza molto che un autore vincolato essenzialmente alle tematiche della sessualità e della prostituzione coatta (cfr.
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