"Sono stato internato in più di tre manicomi, da quando mi trovo a Miami, dove sono arrivato sei mesi fa dopo una fuga da Cuba. Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale. A volte penso che, se fossi nato in Brasile, in Spagna, in Venezuela o in Scandinavia, avrei finito comunque per fuggire dalle vie, dai porti o dalle praterie di quei Paesi”.
Eduardo Manet è nato a Santiago di Cuba nel 1930, ma è esule in Francia dal 1970, praticamente da quando a Cuba l’aria è diventata irrespirabile per gli intellettuali. Il caso Padilla fece capire a molti artisti che non avrebbero potuto essere liberi in una dittatura che non ammetteva alcun tipo di critica. Lo stalinismo sovietico s’impadroniva della rivoluzione cubana, gli scrittori venivano repressi o arruolati nelle fila rivoluzionarie e di conseguenza i migliori fuggivano. Eduardo Manet è diventato un autore importante in Francia come drammaturgo teatrale e sceneggiatore televisivo.
Domenico Vecchioni è stato Ambasciatore d’Italia a Cuba ed è forse la persona più indicata per affrontare un lavoro che nessuno aveva mai tentato: delineare vita e personalità dell’eminenza grigia di Fidel, il fratello Raúl, che dal 31 luglio 2006 ha preso in mano le redini dell’isola caraibica. Si parte dagli anni della formazione nelle campagne di Birán, dove crescono, insieme agli altri fratelli, come figli di Ángel Castro Argiz e della domestica Lina Ruz. A Cuba si è sempre vociferata la storia di un altro padre per il fratello minore (il cubano di origine cinese Felipe Miraval), mettendo anche in evidenza le difficoltà a farsi accettare nelle scuole dei gesuiti perché schedati come figli di madre ignota.
Raccontare la realtà di una dittatura è sempre difficile. Lo è ancor di più se questa dittatura, da anni, è percorsa da sempre più evidenti espressioni di dissenso e se ancora il regime in questione, tanto delegittimato in patria, riesce invece ad entusiasmare chi vive nelle nostre democrazie occidentali.
"La Conga con Fidel", di Nazım Hikmet, scrittore socialista (Robin Edizioni, pagg. 100 circa, euro 10 esatti). Ci si aspetterebbe di sentir suonare il trombone e la grancassa, gli scintillii lucenti delle esaltazioni epiche, gli strilli rivoluzionari. Ma Hikmet non possedeva la penna adatta a suonare la tromba o la marcia.
Sandra Gómez è una giovane regista di documentari nata all’Avana nel 1976, ha frequentato la Scuola Internazionale di Cinema e Televisione di San Antonio de los Baños, dove si è diplomata come Direttore della Fotografia. Vive in Svizzera dal 2005, ma non si considera un’esiliata. “La lontananza ti permette di vedere la realtà con maggior precisione. Se mi sono allontanata dal mio paese non è stato certo per voltargli le spalle, perché a Cuba ci sono ancora la mia famiglia, i miei amici e i ricordi dei primi 28 anni della mia vita. Sono affettivamente più unita a Cuba che alla Svizzera, dove adesso vivo con una certa tranquillità.
Félix Luis Viera è noto in Italia per aver pubblicato Il lavoro vi farà uomini (L’ancora del mediterraneo, Napoli - titolo originale Un ciervo herido), un romanzo verità che racconta la terribile esperienza delle UMAP, centri di rieducazione e lavoro per antisociali (dissiddenti, omosessuali, religiosi, rockettari...) creati dalla fantasia malata del comunismo cubano nei primi anni Sessanta. Molte opere di Viera sono inedite nel nostro Paese, ma meriterebbero di essere tradotte, perché è uno scrittore importante dell’esilio cubano che ha il coraggio di raccontare il vero volto dell’isola caraibica.
Memorias del Desarrollo, la più recente pellicola del giovane regista Miguel Coyula, per la sua importanza avrebbe dovuto inaugurare la XXXII edizione del Festival del Nuovo Cine Latinoamericano dell’Avana. Il film, invece, non è stato accettato in concorso, ma è stato proiettato in sale minori come pellicola collaterale del Panorama Latinoamericano. La promozione è stata minima e la pellicola è stata classificata come una coproduzione Stati Uniti/Cuba.
Todo está hecho con espejos - Tutto è fatto con gli specchi, anche se non esiste una traduzione italiana - è l’ultimo libro pubblicato in vita da Cabrera Infante, se si esclude la versione spagnola di Holy Smoke edita come Puro humo (2000). Si tratta di una raccolta di racconti ancora una volta basata su doppi sensi, cubanismi e giochi di parole, pieni di ritmo e originalità, che sembrano ricalcare il primo lavoro di narrativa breve edito nel 1960. Pubblica il colombiano Alfaguara del Gruppo Santillana, editore di molti lavori dello scrittore cubano, adesso non così fedele visto che ha messo fuori catalogo tutte le opere minori.
Questo racconto-recensione parte dalla finzione letteraria di un Cabrera Infante che racconta il suo “Mea Cuba”, edito in Italia da EST – Il Saggiatore (2000), pagine 480 - euro 9,30, straordinariamente ancora in catalogo. Un libro da non perdere.
Cabrera Infante conosce L’Avana sotto la dittatura di Machado, un losco figuro che definisce come una via di mezzo tra lo zar Nicola II e Kerensky. Vive L’Avana sotto Batista e lotta per la libertà insieme a molti intellettuali moderati e di sinistra, ma non crede che per risolvere i problemi basti modificare il colore della dittatura. Resta deluso da Castro, non se la sente di collaborare a un’idea che non condivide e per questo finisce la sua vita in esilio. Cabrera Infante non ama Alejo Carpentier, ma la sua non è la solita gelosia letteraria tra scrittori di genio che non si comprendono.
Domenico Vecchioni è un diplomatico con la passione della scrittura che ha già pubblicato interessanti saggi storici come I signori della truffa, Storia degli 007 dall’era moderna a oggi, Spie, Spie della seconda guerra mondiale e Le spie del fascismo, tutti editi da Olimpia. Adesso esce con il suo lavoro più interessante, scritto mentre svolgeva la delicata funzione di ambasciatore italiano a Cuba, terra ricca di insegnamenti per conoscere i dittatori. Il volume analizza la figura di alcune dittature africane dell’epoca post coloniale come Bokassa, l’imperatore nero ammiratore di Napolene, e Mswati III re dello Swaziland.
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