Le città possono assumere delle fisionomie quasi umane. Sembrano quasi muoversi nello spazio oltre che nel tempo. Cambiano caratteri, vocazioni, volti. Alcune di loro possiedono un temperamento e una storia tali da richiamare la maturazione e la personalità delle persone: come fossero le protagoniste di un bildungsroman. Perni attorno a cui le geografie cambiano, si ridefiniscono e concretizzano le ere culturali, spirituali, psicologiche dell'uomo.
“A cinquantatrè anni Casanova, da tempo non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, ma dall'inquietudine dell'avanzante vecchiaia, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città natale, Venezia, che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che vien giù a morire calando da libere altezze in sempre più strette volute” (Schnitzler, “Il ritorno di Casanova”, incipit).
Giovanni Comisso non è stato soltanto narratore e saggista d'avanguardia: nella sua atipica esperienza esistenziale, è stato combattente al fronte nella Prima Guerra Mondiale, legionario fiumano nei giorni libertari della Reggenza del Carnaro, mercante d'arte a Parigi, commesso in una libreria meneghina, agricoltore, flaneur e commerciante marittimo. Mario Monti raccontava, prefando questo volume nel 1968, che la natura di Comisso era varia, come il suo umore:
“Il Panico non è un movimento, non è una filosofia, non è un’estetica, non è una definizione, non è un manifesto, non è un’arte, non è scienza, non è questo e non è nemmeno quest’altro” (pag.117)
Difficile prendere alla lettera, e più difficile ancora prendere sul serio, un colorito giullare, logorroico e letterario relitto dell’URSS, come Eduard Savenko (cognome delle parti del Don…), alias Limonov. Difficile perché, come ogni letterato che si rispetti, è un naturale campione della menzogna, dell’alterazione della realtà, della mitologia di se stesso. Soltanto una nazione ancora in pieno deficit democratico, e di intelligenza, come la Russia dell’ex KGB Putin poteva incarcerare un curioso fantoccio del genere: dandogli un’incredibile, inattesa e folkloristica patente di pericolosità, e legittimando la sua incoerente coerenza di scrittore guerrigliero.
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