“Non è un libro di guerra, questo. È il libro di un uomo che fin dai primi giorni è entrato, come volontario, nel cerchio della guerra, a capo chino, bestemmiando (non Dio), e che ne è uscito all'ultimo giorno, benedicendo Dio, a capo chino, come un francescano; di un uomo che ha lasciato la trincea assetato d'amore e di pace, ma avvelenato fin nelle radici d'odio e di disperazione. È il libro di un uomo, un uomo qualunque, che è andato in trincea, fante tra fanti, come altri va in chiesa o all'officina o al podere per la confessione o la fatica quotidiana.
Notizie stravaganti, eventi e fatti di cronaca al limite del verosimile. E tuttavia reali, e molto italiani. Mauro Covacich, classe 1965, all'epoca (1999) giovane scrittore, viaggia per l'Italia per raccontare cosa succede senza inventare niente; committenti, “Panorama”, “Il Corriere della Sera”, “Diario”. Ne deriva questa raccolta di articoli dal vago retrogusto dell'intelligente esercizio di stile, foto di tante storie raccolte nella penisola – con particolare sensibilità nei confronti del confine orientale – e campione della tecnica di scrittura giornalistica di un buon letterato.
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