“Sedemmo fianco a fianco sul divano a guardare apatici le gesta del muscoloso cacciatore di vampiri nero che disgregava avversari a destra e a manca, temuto e rispettato, con immancabile gran pezzo di figa innamorata che gli moriva tra le braccia. Per lui nessuna testa di maiale o calci nel culo. Solo gloria, arti marziali e completi di pelle. Persino il dolore, in lui, aveva qualcosa di epico. In quel momento compresi che sarei tornato al mio vecchio Barbour” (p. 381).
Mi dichiaro Giovane Salmone di Tommaso Labranca. Sono partito a valle, dall'ultimo libro – il magnifico “78.08”, Excelsior, 2008 – e lentamente e gioiosamente sto risalendo alla sorgente. Era da un pezzo che non mi veniva voglia di leggere l'opera omnia di un autore partendo da un solo libro.
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