L'attacco del romanzo della scrittrice svizzera di adozione italiana Fleur Jaeggy (moglie del patron di casa Adelphi, Roberto Calasso) è folgorante:
Ravello, Golfo di Salerno: il dixie ribelle, apparentemente contrario all’imperialismo yankee come il nonno senatore, scrive il suo memoir. E talvolta è come se stesse raccontando un’altra storia a quel nonno cieco, che amava ascoltare le sue letture. Vidal ha un pubblico diverso, rispetto a quei giorni. Ma non ha smesso di raccontare, mai. E così, qui mescola politica, letteratura, memorie d’infanzia e d’adolescenza, gossip e amarcord, romanzo sentimentale e puttantour a Roma. E i ciechi, che ascoltano soltanto e leggere a volte non sanno, siamo noi.
“Voi pensate che la mia causa dovrebbe essere almeno la «buona causa»? Macché buono e cattivo! Io stesso sono la mia causa, e io non sono né buono né cattivo. L’una e l’altra cosa non hanno per me senso alcuno.
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