Maestro d'avanguardia dell'arte del dissenso, l'artista democratico Shepard Fairey s'è inventato un poster, “Hope”, che è diventato una bandiera. Una bandiera solare e sentimentale. L'icona massima del primo presidente nero degli Stati Uniti è stata ideata da un giovane artista che s'è formato aderendo e sperimentando l'antica lezione costruttivista russa, ibridandola con i capricci della pop art; è infine è andata a combattere il gran torpore d'una nazione che si fonda sull'obbedienza all'egida del consumo, sul rifiuto dell'autonomia di pensiero, sulla necessità del debito.
"Walter e Patty erano arrivati a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana: colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici.
Undici articoli e saggi brevi di Gore Vidal, pubblicati tra 1992 e 2002, sono raccolti in questo “Le menzogne dell'impero e altre tristi verità” (Fazi, 2002), libretto che ha guadagnato tutte le caratteristiche del documento storico-politico a nemmeno dieci anni dalla prima edizione. Scopriamo perché, preparandoci sin d'ora a un po' di tumulto interiore per i contenuti dell'opera.
THE ONLY THING WE HAVE TO FEAR IS FEAR ITSELF. Il filosofo norvegese Lars Svendsen fonda questo suo nuovo, polemico e intelligente pamphlet su una prospettiva liberale: è convinto che l'indesiderata e insensata cultura odierna della paura vada indebolendo la nostra libertà. È una convinzione che non possiamo non condividere. In gioventù abbiamo letto “La scimmia e l'essenza” di Huxley e abbiamo imparato che il potere si regge su tre pilastri: paura, nemico, nazione. L'unico dei tre ad avere senso e futuro è il terzo.
Apparentemente la vicenda di "Palace of the End", prima traduzione in italiano di Judith Thompson ad opera di Neo Edizioni, potrebbe essere un ottimo esempio di ciò che Hannah Arendt definì come banalità del male. Le tre voci narranti ci accompagnano in altrettanti monologhi, originariamente scritti per formare un trittico teatrale.
“Quello del bene del pianeta non è un vero problema. È un blocco di pietra, abitato da ammassi di molecole autoreplicanti che chiamiamo forme di vita, lo scopo delle quali è di invertire l'entropia per il periodo più lungo possibile, catturando l'energia dal sole o da altre forme di vita. L'ecosistema non è altro che il flusso dell'energia intrappolata da queste forme di vita. Non ha valori, non ha desideri, né richieste, non offre né riconosce la crudeltà o la gentilezza. Come le altre forme di vita, viviamo solo per riprodurci. Siamo diventati così complessi solo perché questo ci consente di sfruttare più energia. Un giorno, la selezione naturale ci bandirà dal pianeta” (Monbiot, “Apocalisse quotidiana” , p. 69)
Aprile 2008. La giornalista Antonella Ricciardi pubblica un saggio sulla questione israelo-palestinese: “Palestina. Una terra troppo promessa”. L'opera, destinata a solleticare l'interesse degli studiosi del Medioriente e del Novecento, nata per colmare le lacune informative a proposito della storia della fondazione di Israele, e dei crimini a danno dell'umanità a essa riferita, è stata stampata con un piccolo editore partenopeo (Controcorrente).
“Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare.
Non date retta a chi dice altrimenti”
IL TEMPO…
La vera frattura tra i R.E.M. di prima e i R.E.M. attuali, è chiaramente visibile nel breve spazio temporale tra le pubblicazioni di “Out of time” e “Automatic for the people” e ciò per una lunga serie di motivi. Il più importante: l’interruzione (e ci mancherebbe altro) della lunga serie di album dal successo, ciascuno, maggiore del precedente. “Out of time” porta il nome R.E.M. sulla bocca di tutti gli ascoltatori di musica rock del mondo e non solo. Le copie vendute di “Out of time” supereranno i dieci milioni e i R.E.M. si ritroveranno incensati da tutti quelli che non li conoscevano e criticati dai vecchi fans. È una vecchia storia.
"9/11" è definibile come una "graphic non-fiction" (prima tiratura americana di 100.000 copie), che ha fatto seguito a "L'ombra delle torri" di Art Spiegelman, il creatore di Maus: i devastanti attentati di New York, Washington e Pennsylvania, avevano perciò già avuto un degnissimo tributo a fumetti, ma non nei termini dell’opera di Sid Jacobson e Ernie Colón, dove i due autori sono riusciti a raccontare, senza troppo banalizzare, i complessi avvenimenti che hanno preceduto e seguito il primo attacco di guerra in terra americana.
È una questione di civiltà, una questione di umanità, una questione di intelligenza: una Nazione che rifiuta la Convenzione di Ginevra (“sospendendola” nel 2002: p. 169), avalla e pretende di legittimare arresti arbitrari, interrogatori senza limiti e incarcerazione illimitata non può essere parte del consesso delle nazioni democratiche.
Come può un artista dichiarare il proprio dissenso, tutta l’amarezza per l’imperialismo e per l’aggressività neocolonialista della sua nazione, tutta la perplessità per la paradossale condizione di vita di cittadini costretti a un’esistenza precaria e a uno stato di guerra senza fine?
“Noi, tutti noi, siamo e saremo solo punti e linee. Rock’n’Rolle. Un cerchio è solo una linea retta equidistante in ogni punto da un dato punto. Lagrange abbuffata. Un quadrangolo è quattro linee intersecate nello spazio. Il punto non ha dimensioni, è pura ubicazione. La linea non ha profondità, è pura direzione e lo spazio non è nulla. Avanti un atomo” (p. 187).
Le canzoni giravano in rete già un mese prima dell’uscita ufficiale dell’album, e molti fan del gruppo di Oxford avevano preferito una copia masterizzata dell’ultimo lavoro dei propri idoli, invece di spendere venti e passa euro per l’ascolto. Ma, per chi aveva scelto i canali commerciali tradizionali, solo il 9 giugno 2003 “Hail to the thief”, l’ultimo lavoro dei Radiohead di Thom Yorke, faceva bella mostra di sé sugli scaffali dei negozi di musica.
Qui culpae ignoscit uni, suadet pluribus.
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