Credo che almeno una volta nella vita sia capitato a tutti di scontrarsi con la ferocia e la crudeltà dei bambini, con la loro cattiveria capace di spingersi oltre qualunque limite e non sto parlando, semplificando, dei bambini di guerra o di coloro che vivono i zone difficili o da storie di degrado, no, sto parlando dei bambini che hanno giocato con voi, dei vostri figli, di quelli che vedete uscire da scuola. Magari vi sarà capitato anche di viverla sulla vostra pelle questa crudeltà quando eravate piccoli o magari l’avete vissuta anche oggi che siete degli adulti (i bambini sono capaci di non farsi troppi problemi) e che avete dei figli o dei nipoti e questa ferocia vi ha sconvolto la vita in una tale maniera che ne rimarrete segnati per sempre.
Non è soltanto per la libera circolazione delle armi: come Michael Moore insegna, la proporzione armi-abitanti di USA e Canada è estremamente simile, il numero annuo di cittadini massacrati per arma da fuoco ben distante. Non è nemmeno per via dei contrasti di una società multietnica, Inghilterra e Canada dimostrano il contrario; né per l’esposizione catodica quotidiana a violenze e omicidi, perché allora in ogni nazione occidentale dovrebbero ripetersi fenomeni analoghi con simile periodicità.
C’è un filo rosso, nella storia degli Stati Uniti, che lega insieme la conquista dell’Indipendenza, la corsa verso il West, il divampare del Ku Klux Klan, e l’incredibile diffusione di armi da fuoco fra i suoi abitanti: è il culto della risposta violenta, della risoluzione rapida dei problemi, dell’azione efficace, per cui la pressione del grilletto è un’attitudine naturale, un gesto automatico che spesso arriva persino prima di ogni parola; un istinto che muove guerra, da oggi, senza perdersi nelle chiacchiere della diplomazia.
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