Giuseppe Guin, giornalista del quotidiano La Provincia, lo scorso anno ha pubblicato L’amore imperdonabile, un romanzo ambientato sul Lago di Como. Il libro è stato un successo: tre edizioni e un unanime consenso di critica e lettori. Al centro della storia le vicende grottesche ed esistenziali di una piccola comunità e della giovane Elisa Vannelli, che gestisce insieme al padre la Locanda del Nibbio, dove la sera del 12 novembre del 1957 è violentata da un uomo misterioso.
Guin, con una scrittura scorrevole, mette insieme una galleria di personaggi unici che con finiranno per essere coinvolti nell’intreccio misterioso dei fatti accaduti quella fredda sera d’inverno nella locanda del Nibbio.
Francesco Marani prende tutta la sua vita nella mano. Scrive versi per costruire una mappa della memoria. I luoghi e i paesaggi in cui ha vissuto diventano gli strumenti esistenziali di un’autobiografia che tiene sempre conto della necessaria continuità tra passato, presente e futuro. Imprescindibile legame senza di cui non sarà mai possibile capire, nel bene e nel male, la nostra presenza nel mondo.
Piero Bigongiari era un convinto assertore della poesia che pensa. L’esponente più filosofico della stagione dell’ermetismo fiorentino afferma che tra l’immagine poetica e il puro visibile esiste sempre una mediazione mentale, motiva ed emotiva, che trasforma la percezione puramente sensoriale in atto metaforico. Nasce da questa considerazione la poesia di pensiero che nel Novecento italiano ha avuto in Giorgio Caproni e Bigongiari i suoi più alti rappresentanti. Del cosiddetto pensiero poetante, nessuna traccia nel tempo del minimalismo. Nel terzo millennio anche la poesia è stata travolta dall’inutile narcisismo dell’autoreferenzialità.
Visioni di una moderna Apocalisse
Massimo Scrignòli incendia le parole per cercare nel tormento della vita la verità nascosta agli uomini. Vista sull’Angelo (Book editore, pagine 87, 15 euro) è, per questo motivo, il suo libro più problematico, il più sofferto. Nella forma del racconto in versi, il poeta ferrarese mette in scena in cinque stazioni la terra desolata. Egli rivolge lo sguardo all’insostenibile presenza dell’essere in cui tutto accade senza clamore.
Il linguaggio della libertà
Svelando il mistero sulle orme di Piero Chiara
Jean Flaminien è uno dei più importanti poeti di lingua francese. Personaggio appartato e misterioso, la sua poesia è pura fedeltà all’assoluto. Il suo ultimo libro è L’acqua promessa (traduzione di Marica Larocchi, Book editore, pagine 160, 15 euro).
L’acqua, per il poeta, è l’elemento dal quale prende forma la vita. Nel suo luogo primordiale Flaminien si insinua con una parola trascinante pronta a mettere in salvo gli istanti.
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