Il sultanato di Abdühamit II (1876-1908) rappresenta senza dubbio per ogni turco un punto di svolta. Se non ufficialmente, almeno nei fatti esso è l'ultimo vero sultanato ottomano. Qualcosa di tremendamente lungo si chiude e qualcos'altro dolorosamente si apre. In quel trentennio, una strana schizofrenia, propria del sultano, si rifletteva in tutta la società di Istanbul. Nel corpo del “malato d'Europa”, un microbo esiziale era già a uno stato avanzato del suo corso; come una peste culturale, venuta dall'Occidente, da Parigi, sfondava le difese immunitarie, fatte di tradizionalismo, repressione cieca e conservatorismo.
Eco non si smentisce mai e ci propone un romanzone poderoso, straripante di personaggi (realmente esistiti e fa piacere ritrovare letterati come Dumas e Nievo), dalla trama complessa e con un’unica figura inventata, il protagonista Simone Simonini, un abile e cinico falsario buongustaio, privo di scrupoli e capace di uccidere pur di salvaguardare sé stesso e le proprie menzogne. Simonini è un individuo sgradevolissimo e antipatico come pochi, bisogna osservare che da questo punto di vista, Eco non ha mezze misure. Per una presentazione generale del romanzo rinvio alla recensione di Monna Lisa http://www.lankelot.eu/letteratura/eco-umberto-il-cimitero-di-praga.html-0.
Omero è un bambino diverso dagli altri, ha l'attenzione rivolta verso le cose che non si vedono, la propensione alle domande e il sogno di parlare con il proprio angelo: un delfino parlante giungerà a schiudergli la possibilità di realizzarlo. Omero è un trentenne sull'orlo del suicidio, pronto a inghiottire il gruzzoletto di pillole necessarie, sazio della vita: l'Angelo della Morte verrà giusto in tempo per interrogarlo sul gesto che sta compiendo e riaprirgli il ricordo dell'Estate Perduta nella memoria in cui amava il suo amico delfino.
Once there was…Es war einmal…C’era una volta una guerra, che suona più o meno come “c’era una volta un califfo per un un’ora”. Il titolo è volutamente provocatorio. John Steinbeck, scrittore americano versatile e fecondo, si è cimentato con un evento drammatico, la guerra, vissuta in prima persona, in quanto inviato al fronte. Da questa esperienza sono scaturiti una serie di “pezzi”, spesso scritti nei tempi impossibili richiesti dai giornali e in situazioni affatto comode, il cui contenuto non appare invecchiato neppure di un giorno.
La prima edizione di "Capriole in salita" è stata pubblicata dalle Edizioni Lint, Trieste, nel 1996. Si tratta dell'opera di esordio di Pino Roveredo, scrittore che nel 2005, grazie a "Mandami a dire" è riuscito a conquistare il Premio Campiello. "Capriole in salita" è un racconto autobiografico, la cronaca di un lungo viaggio esistenziale che ha portato lo scrittore ad attraversare i territori sconfinati e desolanti dell'alcolismo e di tutte le aberranti conseguenze che l'abuso di alcol può comportare.
Leggero, scorrevole, semplice, fruibile, eccitato, sempre sull'orlo della banalità, diretto a tutti perché da tutti recepibile, superficiale, limpido: è un best-seller. La timidezza delle rose (The missing rose nel titolo inglese, Kayıp gül in quello turco) consacra l'ingresso di Serdar Özkan, classe 1975, nel mondo del mercato editoriale mondiale. Uscito nel 2006 e già tradotto in 25 lingue (nel 2008 la traduzione italiana di Bompiani e nel 2010 l'edizione tascabile: 226 pp.
Rimane un mistero perché Calvino, Vittorini, Cassola, Pavese e Fenoglio (tanto per citarne alcuni) sì e Facco de Lagarda no. Non mi spiego l’oblio che è caduto su uno scrittore straordinario che, se non fosse per un improvviso bagliore di lucidità di Ettore Scola che nel 1969 realizzò il film Il commissario Pepe, tratto da un suo bellissimo romanzo, rimarrebbe sconosciuto ai più ed ignorato dalla critica ‘militante’.
Quando mi hanno segnalato l'esistenza di questo libro, con un sms proveniente dalla città in cui sono nato, e in cui vorrei tanto poter tornare a vivere, sono rimasto abbastanza interdetto: non capivo che interesse potesse avere avuto Giampiero Mughini, intellettuale irrequieto e non sempre decifrabile, un tempo comunista ma poi collaboratore di testate allineate al forzismo, un tempo attore nei film di Nanni Moretti ma poi catodico e sciagurato opinionista di calcio, a parlare di Trieste.
Simone Simonini è il protagonista de "Il cimitero di Praga". Unico personaggio inventato di una serie piuttosto corposa di personaggi realmente esistiti. Simone Simonini è un uomo che racchiude in sé alcuni dei difetti più insopportabili del genere umano: misogino, xenofobo, antisemita, qualunquista, opportunista, ipocrita, traditore, assassino, falsario di professione e falso per indole. La sua personalità è quasi odiosa eppure riesce, proprio per essere la summa di tante irritanti "alterazioni", a diventare a tratti persino divertente.
L’epifania di Erry, il cognato frocio del protagonista, è stucchevole e merita di essere riportata: Certo. Le massicce placche squadrate dei pettorali, la “V” dei fianchi; ecco la macchia scura dei peli pubici, corti e ispidi, la sporgenza rosa-marrone dell’uccello. Roba da Emporio Armani o al massimo da esposizione fotografica di Bruce Weber. Risparmiandoci l’elasticone delle mutande Calvin Klein.
Già dal titolo si comprende che questo libro è un viaggio, un lungo viaggio compiuto dalla protagonista nei meandri dell'animo umano, un universo interiore affamato di affetto, di voglia di costruire e senso di solitudine. La protagonista è Lidia, una giovane e bella conduttrice della trasmissione radiofonica «Sentimentalisti anonimi», appuntamento notturno quotidiano fatto di telefonate, confidenze e confessioni di un multiforme universo di persone comuni accomunate dall'eterna insoddisfazione affettiva.
La morte tragica e sconvolgente di Yukio Mishima, lo scrittore giapponese attratto dalla conoscenza, dalla bellezza, dalla tradizione, dalla lealtà e dall’integrità morale, è un avvenimento che ancora oggi è oggetto di discussione, perché dietro le quinte del suo rituale spettacolare non c’è soltanto l’apoteosi del personaggio. Tra i motivi che hanno spinto Mishima a compiere nella spettacolarità il folle gesto, troviamo la difesa dei suoi ideali - che sono quelli di un popolo intero - minacciati dalla decadenza e dalla morte dello spirito.
Troviamo Jean-Baptiste Clamence all'interno del “Mexico-City”, un bar di Amsterdam. Offre i suoi servigi ad avventori scelti quasi a caso. Parla, Jean-Baptiste Clamence, parla in continuazione. “La caduta”, in effetti, è monologo lungo cinque giorni. Noi leggiamo solo lui e lui parla a qualcuno che non leggiamo. Forse perché in realtà, e più semplicemente, Jean-Baptiste Clamence parla a noi che non possiamo rispondergli. Ha una vita intera da raccontare e fa di tutto per non tralasciare dettagli. Ché si professi un bugiardo patentato è chiaro fin da subito.
Simone Simonini è un abile falsario d’idee al servizio di governi, poteri occulti e servizi segreti. Siamo nel XIX secolo. Quest’oscuro personaggio si muove per l’Europa fabbricando il falso della Storia che produce odio. Sarà lui l’ideatore dei Protocolli dei savi anziani di Sion, del bordereau dell’Affaire Dreyfus. Questa è per sommi capi la trama del nuovo romanzo di Umberto Eco, Il cimitero di Praga (Bompiani, pagine 528, euro 19,50). Lo scrittore entra nel cuore del dossieraggio e della mistificazione di cui si avvalgono da sempre la politica e il potere per cambiare il normale corso della Storia.
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