Sulle tracce di Roberto Baggio, il Divin Codino, il Pallone d’Oro, il Coniglio bagnato, il campione “non da record, traguardi, medaglie”, ma “una cosa più bella. Più alta dei podi, più indissolubile dell’oro”. Ripercorrendo la carriera di un giocatore unico nella storia del nostro calcio, Vanni Santoni e Matteo Salimbeni in “L’ascensione di Roberto Baggio” ci portano all’interno di un “lunghissimo corteo di ricordi che si intreccia alla vita di una nazione e ne diventa coscienza collettiva”.
Non ricordo proprio dove avevo letto di “Vita agra di un anarchico” come del libro che meglio era riuscito a raccontare la vita di Luciano Bianciardi. Al di là di affermazioni con intenti promozionali, l’opera di Pino Corrias, che pare aver contribuito fin dalla sua prima edizione del 1993 alla progressiva riscoperta dell’autore grossetano, è un' autentica biografia con taglio giornalistico e quindi qualcosa di diverso rispetto gli interventi critici contenuti nei saggi di letteratura italiana.
I libri di critica letteraria, per i bibliofili, sono una bella opportunità. Quando sono belli, come questo, portano alla conoscenza di due buoni scrittori: quello oggetto (dell’opera) e quello soggetto dell’azione (l’autore). Le due entità, nell’opera, si fronteggiano. Danno vita ad un incontro-scontro, che tanto dice e tanto rivela della personalità e del talento di entrambi. Da un lato abbiamo uno scrittore monumento, Antonio Debenedetti, ammirato e coccolato negli ambienti letterari, forse un po’ trascurato dal grande pubblico. Dall’altro Marco Onofrio, critico, scrittore, ma soprattutto letterato dalla sconfinata passione, dalla curiosità inesauribile e dai gusti mai troppo scontati.
Ne "La sposa ribelle" Hanan al-Shaykh racconta la vita di sua madre, Kamila. Dopo aver raggiunto il successo in tutto il mondo con un romanzo come "Mio signore, mio carnefice", la scrittrice libanese, una delle più famose del mondo arabo, ad un certo punto della sua vita, ha ritenuto fosse giusto recuperare e narrare la storia di una donna che, in tempi difficili e in contrasto con la mentalità islamica, ha dimostrato di possedere tenacia, perseveranza e un infinito coraggio.
Ai tempi in cui era una star del cinema popolare turco lo chiamavano “çirkin kral”, il “re brutto”. Seguiva modelli alla James Bond, il Marlon Brando in canottiera, Jack Palance, Burt Lancaster. Il pubblico, soprattutto quello poco raffinato, non solo si immedesimava nei suoi ruoli, ma gli voleva bene, lo considerava uno dei suoi. La sua parabola da divo a regista è accostabile (in termini generali e talvolta specifici) a quelle del nostro De Sica o del maestro Eastwood. Di mezzo una spezia pasoliniana per una passione letteraria e scrittoria che fu l'inizio dei suoi guai giudiziari: nel 1961, a ventiquattro anni, viene condannato a un anno e mezzo di prigione per aver pubblicato un romanzo “di propaganda comunista”.
Ci sono donne comuni che vivono una vita straordinaria. E di loro si sa poco o nulla. I libri servono anche a questo. A trasmettere memoria e conoscenza di persone ed accadimenti che, altrimenti, potrebbero andare perduti. Ondina Peteani, di cui mai avevo sentito parlare, è stata di certo una donna fuori dall'ordinario. Questo libro ne ricostruisce la vicenda di vita, di sofferenza, di coraggio, di determinazione e di tormenti.
Comprai questo libro nel 2006 su suggerimento di un amico. L’ho letto solo ora, a distanza di quattro anni. Ho sempre avuto qualche avversione nei confronti dei “maestri di vita”: persone che hanno sempre insegnamenti e consigli da elargire. Rispetto la saggezza e la sapienza, ne riconosco tutto il valore e la dignità, ma da qui a voler santificare chi sale sul pulpito a istruire le folle, ce ne passa.
Ho deciso di comprare e leggere “Nel mare ci sono i coccodrilli” perché ho ascoltato l’intervista di Fabio Fazio a Enaiatollah Akbari. Un modo come un altro, a mio avviso, di incontrare un libro. Ho seguito con attenzione e curiosità il racconto di quel ragazzo dai capelli mozzati e dal sorriso diverso. Mi ha attratto il suo modo di parlare italiano, il suo racconto che mescolava atrocità e ironia, sciagura e voglia di vivere insieme ad immagini agghiaccianti trasposte con lo sguardo di chi, seppur poco più che ventenne, ha già visto e raccolto decine di mondi.
“Un solo augurio nell’alto destino di domani, essere assieme fratelli” (Prefazione, Savinio).
In nome del popolo democratico e sovrano
Giorgio Almirante era un uomo politico che faceva battere il cuore. I suoi comizi erano affollati. La gente di destra, e non solo, si ritrovava nelle piazze italiane per ascoltare le sue parole appassionate di politica. Almirante sapeva di parlare ai suoi militanti che credevano davvero nelle idee di una destra che aveva una meta e soprattutto dei valori. Il segretario del Msi sapeva riscaldare i cuori del suo popolo.
Nelle sue parole c’era uno straordinario magnetismo emozionale. Una qualità che difficilmente altri uomini politici hanno messo in campo con la stessa naturalezza di Giorgio Almirante. Oggi tutto quello che Almirante aveva costruito non c’è più.
“Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d’inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque” (pag.3).
In occasione del primo centenario della nascita di Giorgio La Pira, Pier Francesco Listri, già curatore di un programma sul “Servo di Dio” per il terzo programma di Radio Rai, ha pensato bene di mettere nero su bianco questa sua inchiesta radiofonica.
Il risultato, come i lettori potranno cogliere da subito, non è una biografia ordinaria e particolarmente ordinata; soltanto alla fine del breve volume (poco più di 130 pagine) possiamo trovare appunto alcune pagine che sintetizzano cronologicamente la vita di La Pira, la Bibliografia (opere di e su La Pira), gli “intervenuti nell’inchiesta”.
In quanto “inchiesta” i brevi capitoli non seguono uno stretto ordine cronologico: “La Sicilia, Firenze, il mappamondo”, “la fede
Quel Céline in fuga dalla normalità
La notte céliniana definisce lo stato estremo in cui dal momento che nulla esiste più separatamente, tutto ricade, annega e si asfissia in tutto. Louis Ferdinand Céline è lo scrittore disperato, sregolato profeta di sventure che ha testimoniato, meglio di chiunque altro, il frangersi dell’essere, la dissoluzione del viaggio esistenziale al termine della sua notte.
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