“E io che sono qui adesso, finalmente qui, ho aspettato per sentirmi parlare di com'era quando c'erano loro. Io che sono venuta ad esplorare i loro luoghi, voglio sapere da Lawrence com'era prima, com'era quando c'era Jack, e Allen e Neal, e Gregory e tutti gli altri santi della vita” (O.C.).
Tutti almeno una volta nella propria vita hanno sognato di poter incontrare un giorno il proprio idolo o eroe o personaggio di riferimento, chiamatelo come volete, uno scrittore, un regista, una cantante, un’attrice, un giocatore di calcio, un astronauta, un personaggio che vive nei libri o nei film o nei cartoni animati e qualcuno ha avuto persino la fortuna di coronarlo quel sogno, di potergli stringere la mano, di scambiarci due chiacchiere, di farsi autografare un libro o un disco, di berci un caffè insieme, qualcun altro rimpiange anche il giorno di averlo incontrato l'uomo dei proprio sogni per la delusione scaturita da quell’incontro, perché quell’uomo o quella donna non corrispondevano per niente all’idea che ci si era fatti di loro.
“Bé, così gli ho detto: “Vuoi morire?” e lui ha detto: “ Sì”. Ha fatto un paio di battute e ha cercato di abbracciarmi. Avevo ancora in mano l'accetta, così l'ho colpito in fronte. E' caduto. Era morto. Ora dammi quei cento dollari. Devo andarmene da questo Paese”
“Sai cosa ti è successo, Phil? Al ti ha aggredito. Ha cercato di stuprarti. Hai perso la testa. Non ci hai visto più. Lo hai colpito. E' barcollato all'indietro ed è caduto dal tetto. Trovati un bravo avvocato, nel giro di due anni sei fuori” (W. B.).
“Ho vissuto nel mondo naturale per tutta la mia vita. È un mondo che ho investigato a fondo. So che gli animali e gli uccelli hanno una loro vita personale, proprio come ce l’abbiamo tutti noi. Conosco lo spirito della tempesta del mare o della neve, della montagna o della pianura, così come conosco i miei vicini di casa. Tutti noi ci parliamo. Le mie poesie sono un tramite per tutti questi esseri che parlano attraverso di me” ( J. K.)
“Ognuno sapeva di far parte della Storia tranne il defunto che non capiva mai esattamente cosa stava succedendo anche quand'era vivo” (A.G.).
Allen Ginsberg è morto il 5 Aprile del 1997, aveva 71 anni e una settimana prima gli avevano diagnosticato un cancro al fegato. Forse l'epatite C presa nel '60 in Sudamerica era degenerata in cirrosi e poi in cancro. Il 31 Marzo subito dopo aver ricevuto la notizia Ginsberg scrisse l'ultima poesia della sua vita: "Cose che non farò" ("Nostalgie"). E' un elenco di tutti gli impegni, gli incontri, i piaceri che non vivrà più. Eccone alcuni versi:
"Turn on, tune in, drop out" ("Accenditi, sintonizzati, ritirati") (T.L.);
“Secondo me il problema è se gettare tutte le proprie energie nella “sottocultura” o se cercare di mantenere una certa rete di comunicazione all'interno della cultura ufficiale” (G.S.)
“Attingi a te stesso il canto di te stesso, soffia! - Ora! - il tuo metodo è l'unico metodo – buono – o cattivo – sempre onesto (comico), spontaneo, interessante per la sua qualità di confessione, perché non di mestiere.( J.K.)
“Depresso tutta la settimana, ho letto i quotidiani e il Time, poi ho letto i Cantos e mi sono sentito meglio. Gli accademici ignoravano Pound, Williams, Louis Zukofsky, Mina Loy, Basil Bunting e la maggior parte degli scrittori che si ispiravano a Whitman e alla tradizione della forma aperta d'America. Noi portavamo avanti una continuità storica, da persona a persona” (A.G.)
No more to say & nothing to weep for. An elegy for Allen Ginsberg.
"Il dolore non sarà alleviato dallo scrivere, ma sarà redento”.
“Col cuore assoluto della poesia della vita macellato / dai loro corpi buono da mangiare per mille anni”. A quelli che scrivono poesie chiedo: ma voi ce la mettete l'anima in quello che scrivete? E lo stomaco ce lo mettete? E il cuore? E le gambe per correre e scappare ce le mettete? E tutta la vostra energia mentale ce la mettete? E tutti i vostri difetti, vizi, porcherie, infedeltà, inettitudini, e paure, ce le mettete? Se non ce li mettete, va bene lo stesso. Purché lo ammettiate. Ammetterlo è già farlo.
Tre diversi aspetti della vita del poeta Allen Ginsberg, artista di punta (insieme a Kerouac) di quel rivoluzionario movimento che prese il nome di beat generation, si intrecciano in Howl (Urlo), pellicola scritta e diretta da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di documentari apprezzati in ambienti libertari e nei circuiti del cinema indipendente.
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