“Quando ho acceso la prima candela di Amnesty avevo in mente un vecchio proverbio cinese: ‘Meglio accendere una candela che maledire l'oscurità’. Questo è anche oggi il motto per noi di Amnesty.” (Peter Benenson, fondatore di Amnesty International)
L’AGO E’ IL LAGO
“Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervè Joncour. Il lago non si sa. Si potrebbe dire che è una storia d’amore. Ma, se fosse soltanto quello, non sarebbe valsa la pena di raccontarla. Ci sono di mezzo dei desideri, e dei dolori, che sai benissimo cosa sono, ma un nome vero, per dirli, non ce l’hai…..” questa la premessa dello stesso Baricco al suo terzo romanzo Seta, che viene immediatamente dopo il suoi pluripremiati capolavori Castelli di rabbia (1991) e Oceano mare (1993).
Novecento è un monologo, poche pagine semplici e dirette. È il primo testo teatrale di Alessandro Baricco, dal quale è stato tratto "La leggenda del pianista sull'oceano", adattamento cinematografico di Giuseppe Tornatore, con un bravo Tim Roth nei panni del protagonista.
La presenza insolita di una macchina là dove nessuno ne aveva più da chissà quale tempo, e una fattoria "scolpita in nero contro la luce della sera". E Manuel Roca, cui era bastato un solo sguardo per capire che gli uomini a bordo su quella vecchia Mercedes stavano cercando proprio lui, uno sguardo per sapere che erano venuti fin lì per stanarlo, anche quando, giunta la vecchia macchina presso il bivio del torrente, avevano finto di allontanarsi verso Alvarez.
INTRODUZIONE
L’unica cosa che merita di questo libro sono le copertine di Toccafondo. Il resto è il solito nulla baricchiano. Ma nulla compiaciuto, s’intende. E compiacente. Perché il vero problema di Baricco, che ne fa per me uno scrittore scorretto (e immorale. O meglio: insincero), si compendia nel suo voler immensamente piacere. E non sto parlando della ritrita e dibattuta questione dello “scrivo per me o...
"Piazza dei Mille Venti, i giocatori coperti di brina assomigliano a pupazzi di neve. Un vapore bianco esce dal loro naso e dalle bocche. Aghi di ghiaccio, spuntati sotto i bordi dei loro berretti, pendono verso terra. Il cielo è di madreperla, il sole, cremisi, cade, cade. Dov’è la tomba del sole? Quando quel posto si è trasformato in luogo di incontro degli amanti del go? Non lo so. Le scacchiere incise sulle tavole di granito, dopo migliaia di partite, sono diventate visi, pensieri, preghiere. Stringendo nel mio manicotto uno scaldino di bronzo, batto i piedi per scongelarmi il sangue. Il mio avversario è uno straniero appena arrivato dalla stazione. Mentre la gara si intensifica, un calore dolce penetra in me.
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