“'Omnia mea mecum fero': portarsi tutto, disfare la sera e rifare al mattino, è il rito nomadico che rende irreversibile il distacco da casa. Ma non puoi capirlo, se il viaggio dura un giorno solo” (Rumiz, “È Oriente”, p. 11)
Zach Condon è un musicista straordinario. Originario di Albuquerque (New Mexico) ma praticamente apolide, Zach da vita a Beirut, one man band che in una manciata di album riesce a ridare l'acqua della vita ad una scena indie che, più che una scena, sembra un elenco di next big thing. Invece i Beirut mantengono tutte le promesse, a cominciare dal loro splendido e caotico esordio: Gulag Orkestar, l'orchestra del gulag. Più o meno.
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