"Sono stato internato in più di tre manicomi, da quando mi trovo a Miami, dove sono arrivato sei mesi fa dopo una fuga da Cuba. Sono scappato dall’isola e da tutto ciò che le appartiene. Non sono un esiliato politico. Sono un esiliato totale. A volte penso che, se fossi nato in Brasile, in Spagna, in Venezuela o in Scandinavia, avrei finito comunque per fuggire dalle vie, dai porti o dalle praterie di quei Paesi”.
Elliot colma un vuoto importante nella mia conoscenza della letteratura cubana, ma soprattutto porta in Italia uno scrittore che “merita di entrare a far parte della schiera dei grandi della letteratura del Novecento come Faulkner o Hemingway”. Non sono parole mie, ma del grande Eduardo Manet e se lo dice lui che ha pubblicato con Leone Editore il meraviglioso L’amante di Fidel Castro ed è un ottimo drammaturgo cubano esule a Parigi, possiamo crederci.
Questo frammento va letto come un apocrifo di Guillermo Cabrera Infante ispirato a "Puro humo" (Punto de lectura, 2001). Non conoscendo l’inglese non ho letto “Holy smoke” (1985), che è la primitiva versione inglese di un testo inedito in Italia. Il titolo italiano sarebbe “Puro fumo”, ma si perde il gioco di parole tanto caro a Cabrera Infante - che amava Raymond Queneau - costituito dal doppio significato del termine “puro” (a Cuba sta per “sigaro”).
Nella nostra continua ricerca personale e giornalistica incappiamo in moltissime realtà e vi proponiamo quelli che sono i risultati di indagini e piaceri vissuti in prima persona. Ambiti diversi, spesso apparentemente distanti tra di loro o complici nella loro consequenzialità, che regalano suggestioni e ottimi spunti. Capita poi in queste ricerche di incappare in veri e propri gioielli, in rarità fatte di una luce pura che rifrange in ogni dove e capita di poter essere annoverati tra quei fortunati che possono conoscere il creatore di una rifrazione del genere.
Desideri su una stella cadente, in italiano suona più o meno così questo ritratto veritiero della Cuba contemporanea che tre documentaristi italiani hanno realizzato sul campo. La Rivoluzione Cubana ha cinquant’anni e li dimostra tutti, anche se il regime si sforza di realizzare lavori di maquillage nel centro storico per consentire visite senza troppi problemi a gruppi di turisti. Eusebio Leal, la mano destra di Castro, è il sindaco dell’Avana, colui che è deputato a occuparsi di ricostruire il lungomare, i palazzi storici, il Boulevard, la parte centrale della città, dichiarata dal 1982 patrimonio dell’umanità.
“La casa di Meucci, fin dai tempi in cui vi abitava Garibaldi, era una specie di porto di mare. Vi transitavano e vi si soffermavano in tanti: un po' per curiosità nei confronti di quel vecchio pazzo e di quella macchina parlante che egli oramai da anni si vantava d'aver costruito, un po' per autentici slanci di amicizia e di affetto. E chiunque giungesse in quella casa finiva, dietro le insistenze del Meucci, per collaudare quell'apparecchio (…) restavano senza fiato, con gli occhi sgranati a contemplare quegli strani strumenti legati l'un l'altro con decine e decine di metri di filo” (p. 139)
Esule in America per ragioni politiche (cfr. p.
Erick de Armas non scrive un romanzo, ma racconta la sua storia: ne viene fuori un romanzo-verità che, in questi giorni caratterizzati dalla telenovela della pallavolista cubana Tai Aguero, è consigliato come lettura edificante.
“Sognavo di far perdere la testa ai ragazzi ma alla scuola primaria non accadeva. Ero timida e romantica, fantasticavo sul primo amore e sul principe azzurro”; “Manuel cadde a terra e fu inutile la corsa all’ospedale…” (p. 22).
“Mio padre mi ha insegnato a non rimpiangere e a dimenticare (…) trattenni soltanto le cose belle (…) il primo bacio, le carezze, la prima volta che avevo capito che per qualcuno potevo essere importante” (p. 23).
“Nero tropicale” è una raccolta di cinque storie cubane: cinque pezzi noir. Il primo, “Sangue tropicale” era già stato pubblicato da Il Foglio nel 2000; è stato quindi soggetto d’un fumetto illustrato da Oscar Celestini, recentemente pubblicato in volume in “Orrori tropicali” del 2006.
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