Tredici novelle brevi, tredici storie insolite che celebrano l'incidenza del caso sull'evolversi della vita, tredici trame che sottolineano la bizzarria di certe coincidenze ribadendo la loro assoluta autenticità. Auster ci regala un libretto esile mandando in stampa quello che sembra essere stato un vero quaderno di appunti, utilizzato nel corso degli anni per annotare tali vicende degne d'esser raccontate proprio in virtù della loro stravaganza. Non meraviglia, allora, il titolo della raccolta che l'editore Il Melangolo inserisce nelle sue nugae, e sembra quasi possibile immaginare “Il taccuino rosso” su cui l'autore ha vergato di proprio pugno le righe che andiamo a leggere.
Invisibile come la verità che si nasconde tra le pieghe dei significati. Invisibile come il desiderio che distorce la percezione della realtà, confondendo i ricordi. Invisibile come la coscienza che domanda e tormenta e rimesta tra i pensieri senza tregua. Invisibile come il tempo che si consuma, spingendoci tra le braccia della morte. Invisibile come lo scrittore che scompare nella distanza che passa tra l'io e il lui delle sue pagine.
Auster sceglie l'ermetismo di un titolo che sa offrirsi quale chiave di lettura polivalente, in grado di sintetizzare l'essenza stessa del suo ultimo libro: un eccellente romanzo in quattro parti che ne confermano talento e ingegno.
“Smoke” nasce dalla collaborazione tra il regista Wayne Wang (Hong Kong, 1949) e lo scrittore Paul Benjamin Auster (Newark, 1947). È un film minimalista ed estremamente letterario: capace di calibrare e armonizzare, nell’intreccio, tre differenti storie. Appare una New York del tutto estranea a quella regolarmente proposta e propagandata dai media: quella piccolo borghese o “proletaria”...
Se, poniamo, uno scrittore si prefigge di stravolgere gli schemi e i sensi di una letteratura di genere, poliziesca, intimandole una struttura di specchi e di connotazione ineluttabilmente trattatistica della semantica del linguaggio, il risultato anomalo è quello di un romanzo imbastito di dotte considerazioni sulla comunicazione, sulla familiarità dell’invenzione della parola, sulla frontiera comprensibile della metaletteratura.
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