Dopo la traduzione Sellerio del 2002, esce nella medesima versione di Elena Rolla ma presso i tipi de lanuovafrontiera (benemerita casa specializzata in letteratura sudamericana) un classico del giornalismo investigativo e in un certo senso, da chiarire, “letterario”.
Ha scritto Borges da qualche parte – chiedo scusa per l’approssimazione, cito a memoria – che l’Argentina è sempre stato un paese con una sproporzionata idea di sé, perciò stesso fatalmente votato al sublime e alla retorica. Corollario aggiuntivo: incline a vivere al di sopra dei suoi mezzi reali.
Ho letto da qualche parte che le ossessioni di un uomo interessano, a lungo andare, soltanto lui. Se dovessi scommettere per forza direi che si tratta di un critico europeo, magari francofono... Non deve essersi scoperto d'accordo Martín Murphy, argentino classe 1971, che esordisce col romanzo breve La prigione di Ojeda.
Tutti quelli che si dichiarano convinti che il calcio non significa niente, che è soltanto un gioco, soltanto un evento mediatico, e si mostrano persuasi che il tifoso è semplicemente un alienato che sfoga periodicamente le sue frustrazioni sugli spalti, dovrebbero dedicare qualche ora del proprio tempo alla lettura di “Calcio e potere” di Simon Kuper, classe 1969, scrittore e giornalista cosmopolita. Sarebbe un degno e sacrosanto bagno d'umiltà, e sarebbe senza dubbio l'occasione per imparare a leggere questioni sociali, politiche, storiche ed etniche attraverso un filtro privilegiato e spesso capace di anticipare eventi di ben diversa portata.
Non sono moltissimi i film che hanno trattato il periodo della dittatura argentina degli anni Settanta e Ottanta. Personalmente ricordo la La notte delle matite spezzate di Hector Olivera, risalente agli Ottanta, e qualche documentario più recente.Garage Olimpo è sicuramente il più discreto. In un film che racconta la violenza in una delle sue forme più vili e bieche, questa non è quasi mai mostrata.
Ricordo una piacevolissima conversazione sostenuta l'anno scorso tra le pagine (virtuali) di Lankelot. Si discuteva circa uno dei più clamorosi casi editoriali italiani degli ultimi anni, ovvero Con le peggiori intenzioni di Alessandro Piperno. L'eco del successo del romanzo edito da Mondadori riecheggia ancora adesso: in pratica Piperno è considerato il salvatore della letteratura italiana di qualità, grazie tra l'altro anche alle tonnellate di parole spese da illustri critici come Antonio d'Orrico, un po' il re Mida della critica "seria".
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