Teoria e tecnica della demolizione del diverso: laddove il diverso è il ragazzo di Destra. Tutto il secondo Novecento è stato caratterizzato, in Letteratura, da un gioco al massacro della minoranza libertaria, ribelle e irregolare; il cliché del giovane violento, intollerante e lunare, espressione d'una subcultura infausta, brancaleonide e degradante, ha inquinato l'ispirazione degli artisti, soddisfacendo al limite la superba smania di distruzione dei santi patroni dell'egemonia culturale. L'obbiettivo non era il giovane liberale: la sua destra, snob e ben istituzionalizzata, vellicava il due percento, era l'espressione del distratto impegno di una minoranza di grandi professionisti; in quel caso davvero si poteva glissare.
Ernesto Buonaiuti (Roma, 1881 – Roma, 1946), prete spretato dal Vaticano, “pastore del pensiero e non del popolo”, sognava un ritorno del cristianesimo alle origini: una revisione dei dogmi inventati dalla Romana Chiesa nel corso dei secoli, e un cristianesimo che fosse capace di sintetizzare socialismo moderato e spiritualità: “Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora – scrive Guerri – né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti,
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