“Dove abitiamo c’è poco, c’è sempre stato poco. Ci avevano promesso che col tempo le cose sarebbero cambiate, che questo era solo l’inizio, che in seguito avrebbero fatto scuole, biblioteche, prati curati e recintati, un cinema. Persino un cinema, ci avevano detto. Sono anni che abitiamo qui e quello che c’è è quello che c’è sempre stato: cemento, tanto cemento, un supermercato e un campo da basket, che poi a basket non ci gioca nessuno, a parte gli indigeni e solo di domenica.” (pag.8)
Napoli, 11 settembre 2001. Andrej Longo racconta la tragedia delle Torri Gemelle da una prospettiva piccolo borghese o proletaria partenopea, assemblando una serie di storie legate in maniera tendenzialmente marginale a quanto sta accadendo oltreoceano; ne deriva uno spaccato antropologico ed esistenzialista della Napoli contemporanea, una sorta di mostra di acquerelli dipinti en plein air per raccontare la storia del popolo della sua città a cavallo tra un secolo e l'altro, nel giorno in cui l'Occidente ha vacillato per la ferita della nazione più potente e ricca del mondo.
Commenti recenti
58 min 3 sec fa
1 ora 49 min fa
1 ora 53 min fa
2 ore 2 min fa
2 ore 12 min fa
2 ore 12 min fa
4 ore 3 min fa
6 ore 19 min fa
6 ore 29 min fa
6 ore 36 min fa