Carlo, Andrea e Giovanni stanno chiacchierando, per conto loro, chiusi in una stanza. Non aspettano ospiti. Hanno tre sedie, e sono giusto in tre, e stanno in quella stanza da tre giorni. Ogni tanto qualcuno dorme per terra. C'è un letto soltanto. Intorno a loro – “qui intorno”, dice Carlo – non c'è più niente. Ma qualcuno forse ha bussato. La questione è che non tutti hanno sentito. La questione è che quella, scrive Patrik Ourednik, non è una porta normale.
Prima edizione italiana delle “Questions de littérature légale” di Charles Nodier, “Crimini letterari” è stato intelligentemente ridotto e strutturato in sezioni di immediata accessibilità e facile consultazione. A circa duecento anni di distanza dall'originaria pubblicazione francese, scopriamo quella che secondo Speziale, Schifani e Carbone è “Un'opera-mondo”, in cui il mondo è l'universo della Repubblica delle Lettere. I Duepunti sostengono sia “un mondo strutturalmente criminale, dove l'appropriazione indebita, la rilettura scorretta, il plagio, il sovvertimento della regola sono motore generativo, ragione della fecondità stessa” (p. 7).
Louis Coquelet, dimenticato scrittore francese del Settecento, torna a far parlare di sé a qualche secolo di distanza, perché incresciosamente una sua vecchia satira dimostra una certa italica attualità: si tratta di un libro bifronte, Elogio di Nulla – Elogio di Qualcosa (Duepunti, 96 pp, 9 euro), ideale per raccontare la cancellazione della coerenza, dell'onestà e della linearità in una società, come quella occidentale, che ha trasformato il giornalismo in lobbismo, la politica in un'attività imprenditoriale con sfumature pubblicitario-catodiche, la verità in una questione di prospettive, e di contingenze.
“Ad Alessandro, che una volta incontrandolo gli disse: 'Sono Alessandro, il Gran Re', rispose: 'E io sono Diogene, il Cane'. E quando il Re gli chiese spiegazioni disse: 'Scodinzolo a chi mi dà qualcosa, abbaio a chi non mi dà niente e mordo i buoni a nulla” (Diogene Laerzio racconta Diogene di Sinope).
Andrea Libero Carbone, filosofo e intellettuale palermitano, cura una nuova antologia di scritti del fondatore dell'omeopatia: Christian Friedrich Samuel Hahnemann (Meissen, 1755 – Parigi, 1843).
Perché è Archimede, nel famoso sketch calcistico dei Monty Python, a concepire – ma solo all'ottantanovesimo minuto – l'idea per vincere la partita? E perché, sempre in quello sketch, Marx lamenta un fuorigioco? Perché Swift diffidava degli uomini di spirito? Qual era il grande limite dei filosofi, secondo Marx? Qual è la differenza tra “entertainment” e “amusement”? E qual è l'etimo più antico della parola “ethos”? Cos'è, infine, che non interessava a Wittgenstein, e perché?
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