La maledizione degli affetti. La maledizione degli affetti. La. Maledizione. Degli. Affetti. Maledizione. Affetti.Non è un titolo che, non appena lo leggi, ti stende? Ti butta al tappeto. Knock Out. Quattro parole, quattro pugni in volto: articolo e preposizione di studio, i nomi ad affondare. Almeno, su di me ha avuto questo effetto. Difatti ho dovuto aspettare del tempo per poterlo leggere. L'avevo qui, sul computer, questo e-book, e ogni tanto l'aprivo, ne leggevo qualche brano, richiudevo. Credo di averlo letto, a pezzi e bocconi, come si dice, quasi tutto, ed alcuni capitoli più volte, prima che mi sentissi pronto a farne una lettura dalla prima all'ultima riga. Come se mi fossi allenato, per mesi, a resistere tutti i rounds del match.
Tanti piccoli riquadri di una provincia – a nord-ovest, ma potrebbe essere anche a nord-est- degradata e grigia, devastata dall’inquinamento e dalla disgregazione sociale. In questo modo si articola l’ultimo lavoro – in e-book, dettagli qui – di Andrea Consonni, che non riconosce più il paese e il Paese.
Un artista inespresso pieno di talento e di stile, incresciosamente e inspiegabilmente dimenticato dalla piccola e media editoria di qualità e di progetto: un'intelligenza letteraria notevole, uno spirito indipendente e ultrasensibile, una grande e contrastata personalità autoriale. Questo, oggi, è lo scrittore Andrea Consonni, lombardo, anarchico, classe 1979. A quasi otto anni di distanza dal suo secondo romanzo, “Wrong”, un libro fiutato e pubblicato da uno scout laterale di lusso come Gordiano Lupi, esce adesso il suo terzo libro di narrativa, “La maledizione degli affetti”.
Sì, esiste qualcosa di diverso dalla narrativa di genere: nella nuova ondata di letteratura italiana si riconoscono tutta una serie di formidabili, giovani identità autoriali caratterizzate da un aspetto principe; questo aspetto è l'incompatibilità. Incompatibilità rispetto alle ideologie passate e presenti, incompatibilità rispetto ai manifesti e ai dogmi, incompatibilità rispetto – spesso – alla tradizione letteraria nazionale, quasi mai accettata come punto di riferimento primo e incontrovertibile; sembrano più inglesi o americani, per stile, reminiscenze e dignità autoriale.
1. Ciao Andrea, in che modo ti sei avvicinato alla scrittura, come, quando e perché? L’interesse per la lettura com’è nato? C’è chi lo scopre grazie a un genitore, ad un parente, ad un insegnante, per te com’è stato?
“Guarda la faccia di Baricco, guarda la faccia di tutti i fantastici scrittori italiani, guarda che belle facce di culo, col capello mediamente non curato, lo sguardo volutamente assassino, la battuta pronta o la posa da dandy. Non ce n’è uno che non faccia una citazione che conosce solo lui, non ce n’è uno che al primo libro non parli dei dischi rock che gli hanno cambiato la vita e che al secondo già cominciano ad inserirti una frase di Leopardi, Cechov e compagnia bella. Dovrebbero imparare da Carver, dal suo modo di scrivere nello stesso tempo di Cechov e sigarette, di alcool e solitudine, di vita e morte. Dovrebbero imparare da Carver che essere scrittori non significa essere più intelligenti degli altri” (p.
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