Stando a quanto ci racconta Bruce McCall, oltre la metà dei nordamericani non ha letto nemmeno un libro nel corso dell'ultimo anno: il dato, a ben guardare, potrebbe corrispondere all'elettorato della ventennale dinastia Bush, quello forgiato sul logoro stampo reaganiano. E si tratta d'una stima prudente: equivalente al neoanalfabetismo forzista italiota, figlio della cultura catodica, a ben guardare. Tenendo presente la discreta quantità di alienati da iPhone e smartphone di ogni ordine e grado, compulsivi pigiatori di schermi liquidi e allegri sfogliatori (per ditate, si capisce) di tavolette digitali, sembra proprio che per noialtri figli della civiltà del libro, bibliomani, bibliofili e letterati vecchio stile, si sia avvicinata l'apocalisse.
“La cartina che mi accompagna dall’inizio del viaggio non indica più la direzione. Al contrario, me ne devo disfare al più presto e lasciare la strada tracciata da altri. Un azzardo che presta il fianco agli attacchi bipartisan di una certa critica e degli ex nappisti. La prima, pronta a stroncare una ricostruzione non conforme alla vulgata imperante. I secondi dubbiosi di fronte a una visione niente affatto accomodante. C’è un pericolo, tuttavia. Ascoltare le disavventure di un giocatore vissute in nome della febbre che lo attanaglia può risultare affascinante. Fin troppo facile giustificare bonariamente, quando non provare una simpatia istintiva.
MAURIZIO CECCATO. UNDERCOVER
“Dimentica solo chi vuole dimenticare. Io non ho dimenticato nulla. E non voglio farlo”. Anzi Lev Razgon “sente il bisogno di raccontare almeno una parte del dramma che ha vissuto con la sua generazione” e sceglie di scrivere, di trasformare la propria “vita offesa” in un lungo romanzo. Le pagine, quindi, raccolgono i ricordi, ma non si tratta di mera esposizione dei fatti: ogni episodio, ogni stadio della sua terribile esperienza è sviscerato e commentato nella ricerca tenace di risposte impossibili.
Esordio in narrativa di Andrea Di Consoli, letterato lucano classe 1976, “Lago negro” (2005) è una raccolta di venti racconti caratterizzati da quattro aspetti principe: il dramma dell'emigrazione, assimilato alla narrazione o alla trasfigurazione della vita nel meridione, dei legami famigliari e amicali; il sesso e l'appartenenza a una donna, qui regolarmente massacrata da paure di tradimenti, da giochi a tre, da violenze e incomprensioni; la morte e le malattie, sempre sullo sfondo, quando spettri del passato, quando plausibili e prossime, quando ipotesi agghiaccianti (anche dopo il sesso); infine, la solitudine e l'esistenzi
Un passo di Proust rivela il senso profondo di questo altrimenti terribile, cupo e triste romanzo breve dello spagnolo Goytisolo: in questo mondo dove tutto si consuma c'è una cosa soltanto che si distrugge ancor più totalmente della bellezza, lasciando meno tracce ancora. Il dolore. Non è consolante?
Vittima del comunismo durante l'infanzia, del nazismo nella prima giovinezza, del comunismo, infine e una volta ancora, poco prima del suicidio (ventinovenne), Tadeusz Borowski è il paradigma del letterato martire. Un martire polacco dei regimi totalitari del Novecento.
Qualche immagine, per cominciare.
Opera prima di Amor Dekhis, scrittore algerino – italiano d’adozione, e di lingua letteraria – “I lupi della notte” è un esordio degno di nota. Dekhis racconta uno spaccato della sua terra negli anni dolorosi della guerra civile (cfr. Wikipedia), tratteggia la frammentazione del sogno della democrazia e dell’uguaglianza e la necessaria scelta d’andare esule in Italia: sullo sfondo di una trasformazione culturale dal sapore della regressione, integralismo e fanatismo a piombare una nazione in un medioevo nuovo, la scelta di un giovane libraio di inventarsi una vita e un’identità nuove, in Toscana.
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