La finestre era aperta sul giardino e Jay disse: “È come lo scenario di Pelléas et Mélisande. È tutto un sogno” (pag.71). Parlavano. Il loro rapporto era la figura essenziale e centrale di questo sogno privo di dolore. Aveva assunto le sembianze di u’immagine primitiva a cui entrambe amavano lasciare oggetti in segno della loro adorazione e della loro devozione (pag.19).
Anais Nin morì un anno e mezzo prima che io nascessi (mese più, mese meno) il 14 gennaio 1977. Eppure leggerla oggi, nel 2009, è un'esperienza di vicinanza quasi viscerale, per me. Oltre tutto quando scrisse quest’opera era una trentenne anche lei, ed è sorprendente rispetto alla vastità lasciata dalle sue parole.
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