Apparentemente la vicenda di "Palace of the End", prima traduzione in italiano di Judith Thompson ad opera di Neo Edizioni, potrebbe essere un ottimo esempio di ciò che Hannah Arendt definì come banalità del male. Le tre voci narranti ci accompagnano in altrettanti monologhi, originariamente scritti per formare un trittico teatrale.
“Noi, tutti noi, siamo e saremo solo punti e linee. Rock’n’Rolle. Un cerchio è solo una linea retta equidistante in ogni punto da un dato punto. Lagrange abbuffata. Un quadrangolo è quattro linee intersecate nello spazio. Il punto non ha dimensioni, è pura ubicazione. La linea non ha profondità, è pura direzione e lo spazio non è nulla. Avanti un atomo” (p. 187).
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