“Il lungo esodo” (Rizzoli, 2005) è un saggio equilibrato, ben documentato e illuminante: argomento principe, esodo e ragioni dell'esodo dei giuliano-dalmati, tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il 1954. Pupo riesce nella complessa impresa di offrire uno spaccato delle ragioni di tutti: dei vincitori della guerra, ossia i popoli slavi all'epoca confederati nella Jugoslavia, e degli sconfitti, ossia il popolo italiano che viveva in territori e città fondate dai loro antenati, nell'Istria Costiera, a Fiume e a Zara, e s'è ritrovato costretto a fuggire dall'occupazione militare comunista slava, dopo aver subito terrificanti violenze, cercando una difficile ospitalità in tante città italiane e poi all'estero (Australia in primis).
“Ho cercato di descrivere le premure, la grazia dell'ospitalità corsa e certo non ho nessuna voglia di smentirmi; ma c'è in questa ospitalità qualcosa della vanità francese. L'ospitalità sarda ha tutto un altro carattere: è, se si può dirlo, più primitiva, più antica, più semplice, più universale” (Valery, Cap. VII, “Ospitalità sarda”, p. 43)
Il divo.

Lo stadio di San Siro. Tredici milioni di posti a sedere.

Davanti a un pubblico particolarmente caloroso. Un unico applauso in cinquanta minuti di presentazione.

Il monologo di Gianfranco. Interrotto talvolta dalle mie domande palesemente preparate.
“Se esiste una parola per dire i sentimenti dei Sardi nei millenni di isolamento tra nuraghe e bronzetti forse è felicità.
Commenti recenti
1 sec fa
2 min 49 sec fa
7 min 9 sec fa
21 min 1 sec fa
12 ore 34 min fa
12 ore 34 min fa
13 ore 49 min fa
13 ore 50 min fa
15 ore 5 min fa
16 ore 36 min fa