“Il libro di Joseph” somiglia ad un pantalone: un unico indumento costituito da due parti distinte, ma parallele. Come le due gambe, come le due vicende che Hoffmann sceglie di raccontarci con una scrittura che sembra ricalcare il ritmo dell'ago: entrando e uscendo dal passato, dalla storia contemporanea, snocciolata attraverso i ricordi. Per brevi accenni in maniera quasi implicita. Pagine come stoffa, come drappi che prendono forma sotto le mani pazienti, che cuciono in un filo continuo Yingele e Katschen.
In coincidenza con i festeggiamenti di tutto il mondo per via del ventesimo anniversario della caduta del terribile e disumano Muro di Berlino (9 novembre 1989), pubblico, grazie alla sensibilità dell'Ufficio Stampa di Castelvecchi e Arcana, Angelo Bernacchia, un frammento di “C'era una volta il Muro” di Matteo Tacconi, giornalista (“Limes”, “Europa”) e scrittore (“Kosovo”, Castelvecchi 2008) perugino. Si tratta di un diario di viaggio nella Mitteleuropa ferita dai decenni di occupazione socialista sovietica. Nelle settimane a venire, pubblicheremo una recensione del libro. Intanto, salutiamo e festeggiamo la simbolica morte del comunismo con questo frammento.
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