Leggendo “La città sostituita” romanzo di Philp K. Dick, già uscito nel 1963 per la Collana Urania e restituito alla comunità dei lettori dalla Fanucci con la traduzione di Tommaso Pincio, non ho potuto fare a meno di ricordare la pellicola del 1998 di Alex Proyas, “Dark city”, un film oscuro del regista de “Il corvo” dove si narrava le vicende di un uomo in una città che ogni notte cambiava volto perché anche in questo romanzo, c’è un paese che ha cambiato volto, sostituito completamente, persino gli abitanti sono stati sostituiti.
“Once upon a midnight dreary, while I pondered, weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore –
While I nodded, nearly napping, suddendly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
«’Tis some visiter,» I muttered, «tapping at my chamber door –
Only this and nothing more.»” (Edgar Allan Poe, “The Raven”,)
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