“Eravamo dei radicali, nel senso etimologico del termine. Ci consideravamo apocalittici che si rifiutavano sistematicamente di farsi integrare in qualunque ordine. In noi pesavano molto il kulturpessimismus di Evola e Spengler, ma anche le teorie di George Sorel. Sindacalisti rivoluzionari da una parte, mistici cristiani dall’altra eravamo cattoanarchici di destra con visioni etico-sociali di estrema sinistra”. (p.60)
“Metapolitica”: la terza via delle idee
Di questi tempi la politica italiana non gode ottima salute. Anzi possiamo sicuramente affermare che il conflitto istituzionale è talmente aspro tra maggioranza opposizione, ma anche tra il presidente del Consiglio e il resto del mondo dell’Italia repubblicana, che il cortocircuito si è già innescato.
A parte queste amare considerazioni che ogni giorno riempiono le pagine dei giornali, i più intelligenti che non sopportano più questo teatrino della politica, e nemmeno le esacerbate manifestazioni dell’antipolitica, si chiedono se sia possibile un’alternativa a questa disfatta. C’è bisogno di capire dove va la politica dopo il suo naufragio nell’autoreferenzialità più assoluta.
Quando Carlo Mazzantini lesse questo libro “lo assorbivo con voluttà, mi ci perdevo dentro, mi inebriavo di quella torbida atmosfera di sangue e di violenza. Non sembrava nemmeno un libro, tanto intensamente lo vivevo, ma brandelli della mia stessa vita” (“A cercar la bella morte”, 1986, p. 172). Per Alain de Benoist, in queste pagine c'è chi ritrova “la ripugnanza per l'umanesimo e le istituzioni borghesi (…), l'amarezza, il gusto della guerra e la nostalgia dell'azione” (“Visto da destra”, 1981; cfr. p. 423 di questo libro). Questo libro è destinato a chi ama “l'eterno romanticismo dell'azione”, concludeva. L'eterno, l'eterno romanticismo: dell'azione. Perfetto.
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