"C'è solo una cosa che conta nella vita: falli firmare sulla linea tratteggiata... Io ho fatto $ 970.000 l'altro anno e tu quanto hai fatto?"
Spaccato dell'economia americana (occidentale?) ambientato a Chicago in una filiale di una importante compagnia immobiliare. Cambiano i vertici della società madre e viene inviato un funzionario che comunica ai venditori locali che sono tutti licenziati, avranno una settimana di tempo per farlo ricredere e riguadagnarsi il posto... Al vincitore andrà una Cadillac, al secondo un set di coltelli per bistecca, gli altri saranno rispediti a casa ...
Siamo nel 1979, a New York: Michael Corleone (Al Pacino), sessantenne, fisicamente mal messo, è tormentato dai rimorsi e stanco di violenza; ha raggiunto in qualche modo una parvenza di rispettabilità: venduti i casinò ha utilizzato i servizi della Banca vaticana, dedicandosi a delle interessate opere di beneficenza, tanto da ottenere un'onorificenza della Santa Sede.
Alla festa che segue, mentre Mary (Sophia Coppola), la figlia di Michael, si innamora a prima vista del cugino Vincent Mancini (Andy Garcia), l’ex moglie Kay (Diane Keaton) chiede a Corleone di permettere al loro figlio Tony, che non gradisce gli affari del padre, di intraprendere la carriera di cantante lirico. Sarà esaudito pur dopo molte resistenze.
Secondo capitolo della storia della famiglia Corleone, tratta dall’omonimo e poco fortunato libro di Mario Puzo, "Il Padrino: parte II" racconta magistralmente, con una narrazione che alterna presente e passato, la nascita della famiglia attraverso la storia di Vito Andolini, divenuto Corleone per un errore burocratico al porto di New York, ragazzino costretto ad emigrare, appunto, dalla Sicilia agli Stati Uniti nel 1901, dopo che Don Francesco Ciccio, il capo mafioso del suo paese natale ha ucciso tutta la sua famiglia; ed in parallelo la vicenda personale di Michael Corleone, figlio di Vito, nel 1958, alle prese con la famiglia, tra problemi privati e difficoltà amministrative, grane con la polizia e tradimenti familiari.
"Se vuoi fare il rapinatore non devi avere affetti,non fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo".
“You're a goddamn quarterback! You know what that means? It's the top spot, kid. It's the guy who takes the fall. It's the guy everybody's looking at first - the leader of a team - who will support you when they understand you. Who will break their ribs and their noses and their necks for you, because they believe. 'Cause you make them believe. That's a quarterback”.
Si sa che De Palma è un autore che ama esplicitare, nelle sue opere, i debiti che ha contratto con la tradizione e la sua cultura cinefila in generale. Al punto che alcuni lo hanno accusato di ancorare la sua cifra autoriale al citazionismo puro e semplice, di essere al limite il massimo esponente di un postmodernismo cinematografico e nulla di più. Ebbene, questa la si può liquidare come una ingenerosa esagerazione. Si tratta di un’opinione che non tiene conto non solo delle robuste doti di narratore proprie a De Palma, ma soprattutto della stupefacente ingegnosità di molte sue soluzioni tecnico-visive: in una parola, dell’originalità della sua elaborazione finale.
Incontriamo Kevin Lomax (Keanu Reeves),giovane penalista infallibile: mai sconfitto in nessun processo, si trova per la prima volta a dover affrontare un caso disperato. Deve difendere un professore dall’accusa d’aver abusato d’una studentessa, in più di una circostanza. La giuria è rimasta profondamente colpita dalla deposizione della ragazzina: nessuno può avere dubbi sulla colpevolezza di quell’uomo. Non ne ha neppure l’avvocato Lomax.
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