Qualche lettore si lamenta perché spesso si preferisce alla descrizione lineare della trama l’aspetto valutativo dell’opera, influenzando quindi a priori l’eventuale libero arbitrio del lettore. Sacrosanto appunto. Ma mi chiedo: e che ci stiamo a fare? Preferite che raccontiam barzellette? Dal momento che la critica contemporanea, soprattutto in alcuni campi, ormai s’è estinta, come i dinosauri, facciam (che bello troncare i verbi) almeno che non s’estingua quel po’ di materia grigia (o cellule grigie come diceva il vecchio, caro, Poirot) che si sospetta ancora in ognuno di noi.
“Il corpo disteso di mia madre galleggia di nuovo sopra la mia testa, nello studio. Non ha più il letto che lo sosteneva. È avvolto da un lenzuolo bianco, di cui un pizzo scende da un lato. Sembra fasciata come una mummia bambina” (pag.61).
Uno scrittore che torna all’origine, nella terra–madre che lo ha visto nascere, crescere nella curiosità dell’infanzia, tra le macerie del terremoto, tra le miserie della guerra, diventare ragazzo sradicato dalla certezza primordiale e poi uomo, in una città piena di luci, di colori, di vita frenetica, assente, borghese.
Chi mi ha regalato questo libro sapeva che non potevo non sentire un segreto senso di appartenenza a queste storie, che spesso leggevo per la prima volta, o non conoscevo del tutto. Ha scritto, nella dedica, “Arte, territorio, Roma. Sempre Roma…” a significare che c’era qualcosa dell’essenza della nostra ricerca di cittadini, intellettuali e letterati romani del tempo nuovo che s’andava a sprigionare nella prosa di Claudio D’Aguanno. Adesso vi dico cosa. Questo è il libro della romanità sportiva.
Il libro di Maria Bettetini (docente di Storia della filosofia medievale all’Università Cà Foscari di Venezia, studiosa dell’opera di Agostino da Ippona) è suddiviso in una prefazione e cinque capitoli, intitolati rispettivamente La bugia: cos’è, come si dice, perché si dice, La bugia proibita, Elogio della bugia, Le bugie che hanno fatto la storia e le verità che hanno ingannato, La bugia che diverte.
L’AMORE CHE NON MUORE.
L’ORIGINE.
Poche note - questa è l'introduzione alla mia ricerca sulla Menzogna. Si tratta di materiale del 2002. Ho eliminato - per quanto possibile - richiami ai capitoli e ai paragrafi successivi. Spero contribuisca al dibattito - è il mio unico testo "scientifico", altri non ne vedrete che non siano, al limite, "filosofici". Salut.
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La menzogna[1] è stata oggetto di sistematiche trattazioni sin dall’antichità: tralasciando l’analisi dei testi sacri, osserviamo prime interessanti attestazioni del tema in Platone, Aristotele e Agostino.
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