Afterhours

Dezio Francesco

Qualcuno è uscito vivo dagli anni Ottanta

Autore: 
Dezio Francesco

All'inizio (si fa per dire) è stato No future, negli anni '70 inglesi. Spostandoci in Italia e cambiando decennio, immergendoci nel nostro grande Festival troviamo Raf che si chiede Cosa resterà (degli anni '80) (parodiato da Stefano Nosei con la sua Cosa resterà di questa Audi 80), mentre sul finire del millennio gli Afterhours nell'album Non è per sempre, con il loro solito piglio definitivo, infilano un Non si esce vivi dagli anni '80.

ISBN/EAN: 
9788864791142

Vintage Violence

Piccoli intrattenimenti musicali

“E io non ero il solo schiavo del mio istinto di nidificazione. Gente che conosco, che una volta andava a sedersi in bagno con una rivista pornografica, adesso va a sedersi in bagno con un catalogo dell’Ikea. […] Compro mobili. Dici a te stesso, questo è il divano della mia vita. Compri il divano, poi per un paio d’anni sei soddisfatto al pensiero che, dovesse andare tutto storto, almeno hai risolto il problema divano. Poi il giusto servizio di piatti. Poi il letto perfetto. Le tende. Il tappeto. Poi sei intrappolato nel tuo bel nido e le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.” (Chuck Palahniuk – Fight Club)

Afterhours

Quello che non c'è

Un lampo squarcia il cielo notturno ritratto sulla copertina di "Quello che non c'è". Se il cielo della copertina immortala un istante inquietante, anticipatore di un violento temporale, il futuro della band di Milano non può apparire che roseo all’orizzonte, anche senza lo storico chitarrista Xabier Iriondo, autore delle graffianti melodie dei precedenti dischi.
Il risultato del lavoro senza la chitarra di Iriondo è un disco cupo e decadente, senza l’ironia che caratterizzava i precedenti lavori.

Afterhours

Hai paura del buio?

1997. Con “Hai paura del buio?” gli Afterhours daranno nuova luce ad un rock italiano che ormai sembrava essersi perso per strada. Il gruppo milanese aveva già fatto presagire un’ottima qualità musicale con “Germi”, del 1995, apprezzato anche oltreoceano da Dave Grohl dei Foo Fighters, ma con questo album raggiungebun equilibrio ineguagliabile tra testi e e musiche che esprimono la quintessenza del rock, confermando in pieno la grande voce di Manuel Agnelli e le grandissime doti di Xabier Iriondo.

Afterhours

Germi

“Germi” è il primo album importante degli Afterhours. Il primo noto al grande pubblico. La band milanese, ai tempi del disco, nel 1995, suonava insieme già da sette - otto anni, aveva inciso due album totalmente in inglese (“During Christine’s sleep” e “Pop kills your soul”) e numerosi altri brani che dimostravano già a pieno la vena artistica del gruppo, ma soprattutto dell’originale e carismatico leader Manuel Agnelli.
Ma con il disco-rivelazione “Germi”, riesce ad affermarsi definitivamente nel panorama rock italiano, con canzoni di indiscusso successo, dando luce ad una pietra miliare del rock made in Italy, disco irresistibile e di rara bellezza e intensità, esempio da seguire per tutte le rock-band future.

Afterhours

(Non è per sempre)

“(Non è per sempre)”, terzo album in italiano della band milanese degli Afterhours, è un disco del 1999, prodotto dalla Mescal e distribuito dalla Sony; esce a due anni di distanza dal capolavoro riconosciuto del gruppo, osannato dalla critica e amato follemente dal pubblico, quel “Hai paura del buio?” che entra di diritto tra i cinque album italiani più belli del decennio appena trascorso. Sulla copertina un uomo, forse il cantante e frontman Manuel Agnelli, fotografato dal gomito in giù, sembra essersi appena voltato, per iniziare un cammino nuovo, verso nuovi suoni e nuove canzoni, forse le più romantiche del repertorio Afterhours.

The Afghan Whigs

Gentlemen

Accomodati.

Pensa ed immagina. Fumo ed alcool. Camere scure. Poca luce.

Verdena

Solo un grande sasso

Non avrei scommesso una lira su questo disco, non avrei mai pensato che invece potesse in qualsiasi modo piacermi.
Perché loro devo dire che non mi stanno molto simpatici a “pelle”, mi sembrano 3 esaltati che si danno tante arie pur non avendo fatto praticamente nulla; ed invece mi ritrovo sommerso dal loro suono, già dal primo ascolto, una vera e propria “sassata” al cuore.
Un disco che si scopre piano piano in tutta la sua malinconica bellezza.
Una serie di canzoni, dalla struttura stranissima; nessun ritornello.
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