“Mai la morte....”
“Le mandrie al ritorno sollevano polvere e sabbia, nuvole grigie o marroni che il vento porta su, in mulinelli di sordi bramiti e nervosi belati, sopra le punte di acacie e baobab, verso i recinti sicuri di spine, dove le ombre dei corpi animali si accovacciano scure, in attesa che l’alba ritorni a macinare uomini e cose” (p 129)
L'11 novembre 1975 l'Angola ha smesso di essere una colonia portoghese. L'Angola è un Paese grande almeno come un terzo dell'Europa, ma è tra i meno popolati al mondo. Il primo insediamento portoghese in Angola risale al 1573 quando Paulo Dias de Novais fondò un centro chiamato Luanda ed iniziò da lì l'esplorazione dei luoghi. Per secoli l'Angola è stata zona di rifornimento di schiavi: milioni di uomini e di donne sono stati strappati dalla loro terra e trasferiti in America o in Europa.
Ne "L'assassino di Banconi" lo scrittore originario del niger Moussa Konaté ci aveva fatto conoscere il commissario Habib, uomo di solidi principi e ultrasensibile al degrado morale ed economico della propria nazione, e l'ispettore Sosso, giovane e inesperto ma più scaltro e desideroso di cambiamenti, durante un'indagine a tutto campo nei quartieri malfamati di Bamako, capitale del Mali, ed ecco che, proposta sempre da Del Vecchio Editore, esce la loro seconda avventura "L'onore dei Keita" dove i due poliziotti vengono chiamati a investigare sulla morte di un uomo trovato cadavere all'interno una vasca di un cantiere: "Il cadavere che galleggiava nella vasca era orr
Claudio Bassi va ad infoltire la già nutrita galleria di personaggi dalle spiccate peculiarità venetiche partoriti dalla fervida immaginazione di Ausilio Bertoli, instancabile narratore vicentino. La tipologia, per intenderci, è quella del maschio adulto, valente professionista più o meno ben integrato, colto in un momento cruciale della sua esistenza: un evento eccezionale spazza via il fragile castello di carte delle sicurezze conquistate, provocando smarrimento e crisi d'identità. Un canovaccio di partenza che ben si presta ad ulteriori sviluppi, dagli esiti inaspettati.
"Ho sempre sentito un'affinità per la musica blues: la cultura dei"cantastorie" attraverso la musica mi affascina e mi attrae incredibilmente. Il blues ha una grande risonanza emotiva e rappresenta l'origine della musica popolare americana." (Martin Scorsese)
Senza dubbio il romanzo “Gotico americano” di William Gaddis, dato alle stampe nel 1985 e a cui Alet, dopo la prima edizione del 1990 presso la casa editrice Leonardo, con la traduzione rivista da Vincenzo Mantovani, restituisce piena dignità è una delle migliori opere letterarie che mi sia capitato di leggere da molto tempo a questa parte e che prevedo rimarrà tale per chissà quanto tempo a venire. Una volta terminata la lettura, nel giro di un paio di giorni avevo già steso una prima bozza di recensione pronta per essere pubblicata qui su Lankelot ma, mentre ultimavo le ultime correzioni, alcuni accadimenti hanno fatto sì che la prima stesura venisse cestinata senza nemmeno troppi rimorsi.
"Hills like white elephants" di Hemingway è tra i suoi racconti più brevi e più belli, una specie di breve atto unico. Un uomo (lo immaginiamo sui 30 anni) e una ragazza, Jig (di qualche anno più giovane) si trovano in una stazione ferroviaria nella valle d’ Ebro, aspettano che passi il loro treno, bevono birre e anis, vedono la cameriera sfilargli davanti attraverso una tendina di tubetti di bambù, ordinano di nuovo, consultano l’orologio e si consultano l’un l’altro. Su cosa?
«C'era proprio un sole canicolare: sebbene fosse ancora lontano dallo zenit, soffocava gli uomini, gli alberi e la terra, tutto il quartiere di Banconi, immensa escrescenza della città di Bamako, centinaia di abitazioni di mattoni in terra coperte da paglia, da brandelli di stuoie, da fogliame o, nel migliore dei casi, da strati di lamiera ondulata, arrugginita e ammaccata. I vicoli si intrufolavano tra gli isolati e, ogni volta che passava una di quelle automobili traballanti, praticamente le unica ad avventurarsi lì in pieno giorno, si alzava una polvere color ocra.» (pag.7)
Assistendo al quotidiano spettacolo messo in scena dai mezzi d'informazione viene da chiedersi se l'Africa (ma questo vale anche per l'Asia e l'America Latina) esista ancora fisicamente e se il mondo in cui viviamo sia realmente ancora quello rintracciabile su un Atlante Geografico.
"Io ho fede nella tua potenza, fratello!”"Abbi fede, piuttosto, nella tua, e obbedisci soltanto alla tua anima che arde dal desiderio di domare il tuo destino! Sii il figlio devoto della tua ambizione. È lì, nei tuoi occhi, l'idea unica che sempre fiammeggia quando tutto dorme nella tua anima! Io la vedo! Si chiama Dominazione!” (Marinetti, “Mafarka”, p. 20).
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1936. Jünger pubblica i suoi “Ludi africani”, memorie della sua prima esperienza militare: oppure, a ben guardare, di una sua gigantesca, fanciullesca ragazzata, finita bene soltanto per via di un destino provvidenziale. Diciottenne, nel 1913, s'era arruolato nella Legione Straniera, a Verdun. Di lì s'era imbarcato per la costa africana.
Che cos’è la mangrovia lo sappiamo tutti. La mangrovia è una pianta. La Condé deve aver avuto l’inchiostro ancora caldo quando fissò questo titolo, nonché espressione della pienezza dell’identità antillana. Non è un caso che si sia dilettata a scegliere tale raffigurazione. In Guadalupa è difficile trovarsi davanti una casa che non sfoggi una mangrovia nel cortiletto d’entrata, per povero o ricco che sia. Maryse Condé ha voluto parlare a tutti. Questa pianta diviene, per conseguenze naturali, il totem degli antillani e l’espressione massima d’identità. Su questo punto varrebbe la pena soffermarsi ulteriormente per comprendere il profondo attaccamento degli antillani alla loro dimora.
Nigeria: ex colonia britannica reduce da un secondo Novecento decisamente travagliato. Indipendente dal 1960, ferita successivamente da una sequenza di dolorose guerre civili e colpi di Stato, ancora oggi relativamente estranea alla democrazia: le elezioni del 2007 sembrano state macchiate da pesanti brogli. Ne sappiamo poco davvero, le notizie circolano con difficoltà e attecchiscono una tantum; magari, se la loro squadra di calcio vincesse finalmente un Mondiale saremmo costretti a interessarcene, qui in Italia. Qualche anno fa sembravano sulla strada giusta, peccato.
Propongo questa mia intervista su un Paese che meriterebbe, a mio parere, più attenzione. Inoltre, l'Eritrea è un Paese storicamente molto legato all'Italia.
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