E’ probabile che “11 settembre” di Giorgio Radicati, come scrive nella prefazione Joseph LaPalombara, per essere un libro di memorie possa risultare un po’ breve, ma di sicuro è una brevità che almeno ha il pregio di mostrare al lettore l’evidenza di avvenimenti disastrosi altrove diluiti nella retorica dello scontro di civiltà, oppure in un sempre remunerativo esercizio di complottismo.
A cinque anni dal folgorante e pluripremiato Super Size Me, Morgan Spurlock è tornato nelle sale con un altro docu-film (In Italia in versione originale e sottotitolata), presentato nel 2008 al Festival Internazionale di Roma, che lo vede protagonista in prima persona in un ruolo altrettanto estremo e non meno rischioso rispetto al precedente; una pellicola inchiesta sulle tracce nientemeno che del ricercato più ricercato del pianeta: Osama Bin Laden.
Ho deciso di comprare e leggere “Nel mare ci sono i coccodrilli” perché ho ascoltato l’intervista di Fabio Fazio a Enaiatollah Akbari. Un modo come un altro, a mio avviso, di incontrare un libro. Ho seguito con attenzione e curiosità il racconto di quel ragazzo dai capelli mozzati e dal sorriso diverso. Mi ha attratto il suo modo di parlare italiano, il suo racconto che mescolava atrocità e ironia, sciagura e voglia di vivere insieme ad immagini agghiaccianti trasposte con lo sguardo di chi, seppur poco più che ventenne, ha già visto e raccolto decine di mondi.
Non è sempre vero che dalla narrativa si può imparare qualcosa. Vero è che quando accade si ha la sensazione che leggere serva, concretamente, a qualcosa: che non sia un'attività rilassante o una sorta di più o meno evoluto intrattenimento, come oggi il profluvio di insulse pubblicazioni di genere vorrebbe farci credere, ma un'attività intellettuale di primo livello. Quando accade si ha la sensazione di riuscire a orientarsi meglio nella realtà; di aprire gli occhi su quanto sta avvenendo nel mondo, e nel nostro paese; quando accade, come in questo caso, si sente il desiderio di accogliere con diversa partecipazione (vorrei scrivere: "fraternità") le persone in fuga dalle loro terre originarie.
Undici articoli e saggi brevi di Gore Vidal, pubblicati tra 1992 e 2002, sono raccolti in questo “Le menzogne dell'impero e altre tristi verità” (Fazi, 2002), libretto che ha guadagnato tutte le caratteristiche del documento storico-politico a nemmeno dieci anni dalla prima edizione. Scopriamo perché, preparandoci sin d'ora a un po' di tumulto interiore per i contenuti dell'opera.
Brigitte Brault vive una parte della sua vita in terra di Francia, come una qualsiasi ragazza occidentale, con buone possibilità di avere un lavoro normale a cui dedicare le energie quotidiane e dimenticare così le questioni familiari dolorose e irrisolte. Brigitte vuole o forse pretende di più, sentendo di poter sacrificare se stessa e le sue personali ambizioni per un qualcosa che non ha ancora un nome né un volto.
Tre luoghi, sei persone, distanti nello spazio ma non nel tempo. Sullo sfondo, la guerra in Afghanistan.
Leoni per Agnelli è un film di Robert Redford che prende spunto dalla situazione geopolitica internazionale per riflettere sulla guerra, la morte, ma anche gli ideali, l’impegno civile e la responsabilità dei singoli nella società e nel mondo. Un mondo in cui i media sono strettamente legati col potere, invece di essere “cani da guardia” e strumenti di pressione. Un mondo in cui una disfatta in guerra può essere trasformata in un successo, se il rullo che passa sotto al tg delle 20 lo afferma con sicurezza.
L’idealismo di un Giovanotto non assicura la risoluzione delle guerre, non consente di salvare il mondo e non prevede il trionfo su un nemico così ostile come la dissenteria: sostiene e alimenta, piuttosto, la creazione di un documento unico e partigiano come questo romanzato e differito reportage.
“Reports from the Edges of America & Beyond” è un’appassionante raccolta di reportage curati dal giornalista, scrittore e poeta americano Denis Johnson, classe 1949, (relativamente) conosciuto dalle nostre parti per via del romanzo “Jesus’ Son” (e del film omonimo, per la regia di Alison Maclean), considerato in patria tra gli alfieri della “drug literature”.
.. ed ecco come fra un servizio e l'altro, un serata passata a lavorare fino a tardi, una urgenza ed un saluto a casa siamo arrivati al Natale. La festa Sacra, la tradizione, quella della famiglia, il sacro rito del desco numeroso e fortunatamente ricco...
Domani 25 Dicembre qui ci guarderemo negli occhi, brinderemo, saremo ancora più uniti, e sapremo una volta di più che come noi non ce ne sono tanti. In fondo chi può mettere in dubbio ancora quel che siamo...
Ciao dal Caporal Maggiore. Il tempo corre veloce in Afghanistan, la stagione è fredda e la neve, in cima alle montagne che ci circondano, ha ormai definitivamente cambiato il colore di fondo del paesaggio. Il piatto altipiano s’imbianca, al mattino, d’una brina che pare metalliscente, e contrasta col puro azzurro d’un cielo che a ben guardare è terso e limpido. Questi toni poetici non sono in fondo che le musicali vibrazioni dell’anima, che fa muovere le dita sulla tastiera, guidando con senno l’incontrollata emozione che viene da una natura a noi sconosciuta. Il freddo ti taglia, la notte, e scompare al violento e rosso apparire del sole mattutino, incapace di calore, se non dopo alcune ore.
Non vorrei sembrare un sempliciotto, borghese e innocente, che ancora si stupisce dell’atteggiamento semioscuro di coloro che tendenzialmente chiamiamo politici: ovvero, non credo che pochi facinorosi siano il volto vero di una manifestazione civile. Diciamo che giustificare forme di protesta e condanna contro gli interventi militari, di sinistra o sinistrissimi, quando Massimino Baffetto – ex lanciatore rosso di molotov, per diretta ammissione a chi oggi lo scorta – è stato l’artefice dell’ingresso in Kosovo, mi sembra a dir poco disarmante. Caro Diliberto, come fai a stare in piazza con persone che bruciano divise? Al Governo ci sei tu, e in Iraq, Libano e Afghanistan sei tu che mandi e paghi noi soldati.
Le attività procedono febbrili quaggiù e sono state mitigate da un bel volo di trasferimento da ... a... (omissis) e comunque nell'area Sud di questo particolarissimo Paese. Il territorio ammirato dalla cabina di pilotaggio è apparso in tutto il suo fascino, lasciando intravedere villaggi montani già innevati, fino ad agglomerati più o meno vasti di abitati costituiti da case semplici che confondi col terreno, del colore di questi monti impossibili da controllare e/o conquistare, dove puoi nascondere di tutto. Una sorta di mistico "Viaggio a Kandahar" che vista dall'alto sembra un formicaio inaccessibile... dove le case sono appiccicate l'una all'altra, come appoggiate: si sostengono a vicenda.
Buonasera, anzi dovrei dire buonanotte viste le 3 ore e 40 minuti che ci separano. Argomento frivolo, stasera, e allegro. Trattasi.... come un noto adagio da lettera d'impostazione militare, delle "patch". Le "patch" direte, e cosa sono, ma in ogni caso chi le ha? A cosa servono? e chi le usa?... piano, andiamo col dovuto ordine o stasera mi appoggio idrofobo al computer.
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