“Profughi! Come lo erano stati i miei genitori. Come migliaia di istriani, fiumani, dalmati che gli jugoslavi, tutti insieme, croati, serbi, sloveni, bosniaci, dal 1945 al 1955 avevano spinto a lasciare le terre avite. Le formazioni partigiane di Tito risalivano dal Gorski Kotar, dalla Bosnia, dall'interno della Jugoslavia, entravano nelle città istriane, nelle piazze ballavano il kolo. Agli italiani dicevano: 'Andatevene, questa terra è nostra'. Per chi opponeva resistenza c'era la persecuzione. Le foibe. Ne gettarono a migliaia in quei crepacci, a piedi nudi e con le mani legate alla schiena con il filo spinato. Unica grazia, un colpo di pistola alla nuca. Ma c'era chi in fondo al burrone ci arrivava ancora vivo. Via! Via! Non si poteva restare.
“'Omnia mea mecum fero': portarsi tutto, disfare la sera e rifare al mattino, è il rito nomadico che rende irreversibile il distacco da casa. Ma non puoi capirlo, se il viaggio dura un giorno solo” (Rumiz, “È Oriente”, p. 11)
Commenti recenti
0 sec fa
48 min 6 sec fa
1 ora 13 min fa
1 ora 13 min fa
1 ora 53 min fa
2 ore 38 min fa
2 ore 44 min fa
2 ore 48 min fa
3 ore 20 min fa
4 ore 11 min fa