"Ma perché nessuno mi chiede se nel ghetto c'era l'amore? Perché questo non interessa a nessuno? Sull'amore nel ghetto qualcuno dovrebbe fare un film. E' l'amore che permetteva di sopravvivere". Così Marek Edelman parla a Paula Sawicka.
Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda:
Beh, che fai, stai seduto lì a pensare?
E l'altro risponde: No, sto seduto qui e basta.
Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l'ovvietà. La conosco da vent'anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli fino in fondo.
Ho dovuto interrompere spesso la lettura di questo libro. Ho dovuto riprendere spesso fiato. Sospendere. Perché leggere gli articoli che compongono “Proibito parlare” è un’esperienza emozionale piuttosto forte. Cronaca schietta, diretta, puntuale. La Politkovskaja era una giornalista, non una letterata. Al centro di ogni pezzo c’è la ricerca della verità, quella spesso nascosta, infangata, contaminata, annientata dal sistema nazionale russo, dal suo esercito, dai suoi funzionari, dai suoi burocrati.
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