Chi non ha mai sognato di trasformarsi in un eroe dei romanzi, del cinema, del fumetto o dei cartoni animati? Chi non darebbe qualcosa per conoscerne uno, uscirci a cena, scambiare due chiacchiere, farci del sesso, contattarlo per farsi aiutare nei momenti del bisogno? E come li troveremmo questi eroi? Corrisponderebbero ai personaggi che abbiamo imparato ad amare o ci deluderebbero coi loro difetti, la loro antipatia, la loro superbia, la loro scarsa forza fisica e sessuale? E vorremmo davvero conoscerli o preferiremmo che rimanessero sempre nel cielo, con un costume addosso, una spada o una pistola fra le mani, all'interno di un robot a combattere contro il Male?
Era tanto che non mi imbattevo in un romanzo italiano così originale e diverso dai soliti cliché del giallo, del noir - ma mi raccomando poco sangue siamo italiani - dell’ispettore che indaga con la pancia piena e il libro di ricette sul tavolo. Bravo Morici, che mi hai fatto tornare la voglia di leggere autori italiani dopo tanti cubani, che ti sei spinto a esplorare un genere nuovo, inventato per l’occasione, una sorta di fantascienza ironica corretta al manga e al generazionale. Actarus è un libro a dir poco geniale che strizza l’occhio agli appassionati di cartoni animati giapponesi per il rigore con cui l’autore descrive i personaggi presi a prestito dalla serie Ufo Robot.
Morici consacra il suo ritorno - dopo il già promettente Matti Slegati, Stampa Alternativa - con questo nuovo romanzo: Actarus, la vera storia di un robot. Ma non lasciamoci ingannare dal titolo, è un romanzo a tutti gli effetti in cui la vena ironica dell’autore, già presente nel suo precedente romanzo, decolla e si libera del tutto.
Sapevo che prima o poi avrei fatto i conti con Actarus. Era inevitabile. Un segno del destino, un incontro segnato da quei pomeriggi davanti alla tivù a metà anni settanta, quando ancora nell’etere c’erano solo due canali Rai. Sapevo anche che avrei dovuto rimettere in discussione tutto. Se veramente il male di Vega fosse così cinicamente "male" oppure alla fine nasconde un po’ di bene. Se tutto il bene che Goldrake ad ogni azione vincente riesce a far trionfare in realtà non possa ammuffire e rivelare la sua intima e tossica sostanza. Sapevo anche che Fleed, con l’andare degli anni, sarebbe diventata più costosa, più lontana, più diversa, più sogno e meno realtà.
“Actarus – La storia vera di un pilota di robot” – e per chi ha dedicato anni alla ricerca delle cicatrici della menzogna nelle opere letterarie, quel “vera” suona famigliare. Magari proprio a partire dalla “Storia Vera” di Luciano di Samosata, odissea nello spazio ante litteram, con inevitabile incontro coi Seleniti. Era il II secolo dopo Cristo. I fan di Goldrake sono, quindi, avvertiti: questa è proprio la Storia Vera di Actarus.
Roma, 29 Marzo 2007.
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