Si avvicina il periodo di Natale e le grandi società di produzione e distribuzione cinematografica già si sfregano le mani all'idea dei tanti soldoni che riempiranno le loro enormi calze appese al camino, così grandi che potrebbero essere indossate sotto “Lo Stivale” che è la nostra penisola. Nell'attesa, dunque, dei cine-panettoni, che tutto incassano nei giorni di festa, la Walt Disney tenta il colpaccio, facendo uscire ben prima del periodo strettamente festivo – in cui il lato B sarà parato dall'attesissimo La Principessa e il Ranocchio – un film basato sul famosissimo racconto di Dickens conosciuto in Italia come Il Canto di Natale.
Tanto per fare le cose in grande – perché la Disney se lo può ben permettere – tutto il film è girato in 3d, che si sa è ormai considerata la rivoluzione del Cinema, paragonabile - dando per assodato che si parli di arte – alle tre grandi rivoluzioni della pittura: prospettiva, en plein air, collage.

La storia è certo conosciuta, pertanto mi limiterò a riassumerla per grandi linee:
Ebenezer Scrooge, ricco ed avaro londinese, odia il Natale e tutto il buonismo e l'altruismo di cui è intriso. Non ama i poveri, non apprezza i loro sorrisi – perché cosa può trovare un povero che valga un sorriso se non ha nulla nelle tasche!? – e ben che meno trova divertenti tutti coloro che festeggiano attorno a lui, ricordandogli quanto sia deprecabile la loro scelleratezza. La sua vita arida è però destinata a ricevere un duro colpo per la visita di un trio di Spiriti che - sotto invito dello spettro del suo defunto socio in affari, Jacob Marley - gli mostreranno le ombre dei Natali che sono stati, che sono e che potrebbero sopraggiungere, nella speranza di provocare in lui un profondo cambiamento.
La tecnica utilizzata da Zemeckis – già apprezzata dal grande pubblico, ad esempio, nel riuscitissimo personaggio di Gollum della trilogia de Il Signore degli Anelli e nei lungometraggi Polar Express e La Leggenda di Beowulf - è quella della motion capture attraverso cui un alto numero di telecamere “registra” i movimenti degli attori creando in seguito un'immagine virtuale che li riproduce fedelmente, rendendo possibile una completa digitalizzazione e modifica di questi (basti ricordare come era stato “conciato” il povero Bill Nighy per interpretare Davy Jones nella trilogia Pirati dei Caraibi!)
Il risultato di tutta questa gargantuesca operazione è un qualcosa che lascia a dir poco sbalorditi, una visione fittizia che è così palesemente posticcia da apparire, per assurdo, verosimile se non reale. Il tutto, come se non bastasse, è reso quasi tangibile dall'utilizzo della tecnica 3d, che inganna l'occhio degli spettatori sfidandoli a toccare, ad esempio, i fiocchi di neve che ammantano la Londra ottocentesca che il grande scrittore inglese, pace all'anima sua, aveva fedelmente descritto nella sua opera.
Dickens, morto nel 1870 (ben quindici anni prima che i fratelli Lumière spegnessero le luci della primigenia, rudimentale, sala cinematografica), non avrebbe mai pensato che la sua opera avrebbe potuto rivivere in questo modo, con Jim Carrey nei panni digitali di un Ebenezer Scrooge capace di balzare fuori dallo schermo! Probabilmente, strano a dirsi, non si sarebbe aspettato nemmeno che, tra tutti i grandi scrittori che hanno prestato il loro genio al cinema, avrebbe mancato, 166 anni dopo aver scritto il suo A Christmas carol la consuetudinaria “rivolta” nella tomba. Si, perché - malgrado la veste futuristica - nulla della morale e della bellezza del suo racconto è andato perduto nella pellicola della Disney, semplice rielaborazione moderna di un classico che sfida il tempo e la tecnologia, rimanendo immutato nella sua anima.
Fantastiche vedute panoramiche - che celano un abile utilizzo della macchina da presa - fanno sfrecciare il pubblico per i tetti di una Londra tutta imbiancata, facendogli saltare tetti e comignoli prima di costringerli, per riflesso incondizionato, ad abbassare le teste a causa di una gira-vento che pare volerli decapitare... i virtuosismi, ovviamente, si sprecano, ma d'altro canto il fascino degli occhiali “Real 3d”, dello schermo silver e di quella “visione irreale” ben si sposano con la trama, in cui il protagonista non può letteralmente credere ai propri occhi di fronte ai prodigi che vengono compiuti dagli Spiriti.
Un banco di prova per la nuova tecnologia, certo, ma anche un film su cui riflettere e su cui sorridere e commuoversi per tutti coloro che sapranno spingere lo sguardo oltre ciò che gli occhialini mostrano, perché una pellicola del genere, se non fosse sostenuta dalla storia di Dickens, non sarebbe altro che uno show da Luna Park, non certo un film!

In finale, tanto per gradire, un consiglio: Non si commetta l'errore di credere che la Disney sia in grado di creare solo film per bambini... questo, come d'altro canto l'opera da cui è tratta, non lo è affatto ed alcune scene particolarmente d'effetto (anche, ma non solo, per l'utilizzo del 3d) conservano tutto il retrogusto gotico, agghiacciante e spaventoso del racconto ottocentesco.
Andrea Betti – 08 dicembre 2009
Regia: Robert Zemeckis
Soggetto: tratto da “A Christmas carol” di Charles Dickens
Sceneggiatura:Robert Zemeckis
Direttore della fotografia: Robert Presley
Montaggio: Jeremiah O'Discoll
Interpreti principali: Jim Carrey, Gary Oldman, Colin Firth, Cary Elwes,
Musica originale: Alan Silvestri
Produzione: ImageMovers, Walt Disney Pictures
Origine: USA, 2009.
Durata: 96 minuti
Titolo originale: “A Christmas carol 3D”.
Zemeckis in Lankelot:
Zemeckis Robert - A Christmas carol 3D di tarak
Zemeckis Robert - Cast Away di franchi
Commenti
neo Andrea Betti!
(mini archivio RZ in calce!)
Voglio proprio andare a vederlo. "A Christmas Carol" è stato il primo classico letto (faticosamente) in lingua originale, conservo una marea di bei ricordi. Son curiosa di vedere che effetto mi farà il film, benchè non ami il 3D.
"Tanto per fare le cose in grande ? perché la Disney se lo può ben permettere ? tutto il film è girato in 3d, che si sa è ormai considerata la rivoluzione del Cinema, paragonabile - dando per assodato che si parli di arte? alle tre grandi rivoluzioni della pittura: prospettiva, en plein air, collage."
Io ancora non sono riuscito a vedere un film in 3d! Ma devo ammettere che la cosa non mi entusiasma per nulla!
Detto questo, non appena sarò con la mia dolce metà, sicuramente andrò a vedere questo A Christmas Carol. La vecchia versione della Disney con Topolino, è una delle poche cose che ancora oggi, quando mi capita di vederlo in tv, mi fa ricordare le sensazioni che da bambino provavo a Natale... :)
(gran bella scheda!)
"Il risultato di tutta questa gargantuesca operazione è un qualcosa che lascia a dir poco sbalorditi, una visione fittizia che è così palesemente posticcia da apparire, per assurdo, verosimile se non reale. Il tutto, come se non bastasse, è reso quasi tangibile dall?utilizzo della tecnica 3d, che inganna l?occhio degli spettatori sfidandoli a toccare, ad esempio, i fiocchi di neve che ammantano la Londra ottocentesca che il grande scrittore inglese, pace all?anima sua, aveva fedelmente descritto nella sua opera".
Migliori a vista d'occhio, Andrea. Questo passo è molto convincente, e tutta la scheda è ben fatta. Complimenti;)
Concordo con Giovanni a proposito del Canto di Natale con paperone nei panni di Scrooge (tra l'altro se non ricordo male, negli USA Paperon de' Paperoni si chiama proprio... Scrooge) e Rockerduck in quelli del socio Marley... Avevo comprato il DVD, l'ho prestato e non mi è mai tornato indietro...
Non so se vedrò adesso questa nuova versione, ma il racconto di Dickens è molto poetico (tra l'altro ha già avuto le sue versioni cinematografiche, Wikipedia ne nomina alcune dimenticando quella molto bella di
[commento interrotto scusate] Jones del 1999).
Forse era una versione per la tv, in realtà.
Comunque non era niente male. Poi leggo che c'è stata una versione con i Muppets (oddio, come mi piacerebbe vederla, adoravo i Muppets).
Comunque sono molto incuriosita dal 3D...
prova bis!
prova bis!