C'era una volta, tanto tempo fa, una bella giovine di nobili origini che, proprio per i propri illustri natali, pur non sapendolo, recava sul capo un destino infausto, poiché sulla sua testa, nata per reggere il peso di una corona, era pronta ad abbattersi la lama della modernità, di una rivoluzione borghese che si sarebbe nutrita del suo sangue blu.
Questo sarebbe potuto essere un eroico e quasi epico incipit per raccontare la vita di una delle più famose regine della storia, Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, eppure, guarda un po', non era un film storico quello che la Coppola aveva intenzione di girare con il suo attesissimo, criticatissimo e riuscitissimo Marie Antoinette.
In questo caso La Storia con la S maiuscola si intreccia con la storia con la lettera minuscola – o almeno ci prova, malgrado alcune inesattezze e licenze - regalandoci uno spezzone di vita della figlia della grande Maria Teresa d'Austria, lungimirante sovrana dell'impero più grande e potente d'Europa, che per suggellare il patto d'alleanza con l'acerrima nemica di sempre dava in sposa una delle proprie figlie, Antonietta, al Delfino di Francia.
L'inizio del film coincide proprio con il viaggio che la futura regina, ancora adolescente, affronta per giungere dal proprio promesso sposo, accettando di svestire i panni d'austriaca per indossare quelli di francese. E così via l'intera pellicola accompagna la ragazza nella conoscenza dell'etichetta rigida ed assurda della reggia fatta costruire dal Re Sole poco fuori Parigi - “Tutto questo, Madame, è Versailles!” avrà a dire la Contessa de Noailles, Gran Maestra della Casa – mostrando poi la sua precoce ascesa al trono, sin quasi a scortarla al patibolo, quando i rivoltosi costringeranno la famiglia reale a lasciare la propria dimora per trasferirsi nella capitale, dove poi, è risaputo seppur non mostrato, i reali verranno processati e, con l'accusa di Alto Tradimento, condannati a morte.

Tutto, come dicevo, potrebbe far pensare ad un film in costume, una pellicola storica nata per celebrare l'ultima vera regina di Francia, eppure vi è qualcosa di più in Marie Antoinette, e questo qualcosa di diverso - il retrogusto bizzarro e quasi scomodamente stridente - lo si respira nella criticatissima scelta di inserire musiche rock, immagini moderne, vizi e difetti di adolescenti che, succhiati via dalla cornice di Versailles, potrebbero tranquillamente percorrere le strade di una Parigi del 2000 senza sentirsi in alcun modo fuori posto.
Che Maria Antonietta sia stata il simbolo del tramonto dell'Ancient Regime poco importa ai fini dell'opera, tanto che la sua morte non ci viene mostrata, evitando di dar vita ad un film biografico; quello che invece è il vero plot della pellicola è l'animo inquieto, alla mercé degli eventi, di cui la giovane Antonietta è solo ed unicamente succube. Attraverso la regina-bambina, emblematica perché famosa e tragicamente impreparata ad essere ciò che tutti anelavano diventasse, la Coppola continua a parlare di giovani, vittime di aspettative più grandi di loro e pronti a distrarsi da queste con tutto ciò che possono e gli viene offerto sul loro cammino.
Viziosa più che lussuriosa, come veniva dipinta dai libercoli che circolavano al tempo, la giovane regina cerca in ogni modo di fuggire dalla realtà che la assilla: si contorna di costosi capi alla moda, si rifugia nella pantomima bucolica e campagnola di una “fattoria” che si fa costruire nella reggia, ricerca l'amore in uomini che spera possano vederla per ciò che è, come se questo fosse possibile. Mascherata, va in città, dove nessuno può riconoscerla, per ballare, come una giovane dei nostri tempi si rifugia in una discoteca per confondersi con gli altri e non sentirsi più distante e separata, ma un tutt'uno con il resto del mondo che vede alieno. Non più Maria Antonietta, solo una ragazza.
Il tema cardine del film, in sunto, è quello dell'anomia, un'anomia per nulla grigia, ma gioiosa e festosa, così attraente ed abbacinante da rendere Versailles – una vera e propria prigione piena di serpi per la giovane regina – un luogo da trasformare in un parco di divertimenti, sì da evitare che possa in qualche maniera soffocarla. Costante, come una sorta di chiodo infilato in una coscia, per la neo-francese permane il bisogno di dover essere accettata: dalla madre in Austria, dalla Corte, dalla Francia, da se stessa, che tra un cambio di nazionalità e l'altro stenta a riconoscere l'immagine che lo specchio le riflette.

Un film complesso, ben confezionato, ricercato perché ricco di tanti particolari che stentano ad essere messi a fuoco dall'occhio, ubriacato di colori di stoffe pregiate e quasi solleticato dai fiumi di champagne – che non è vodka del sabato sera solo perché la regina di Francia non conosceva l'happy hour – in cui è facile annegare per la disperazione di essere tremendamente soli.
Pollice verso, allora, per la Maria Antonietta by Sofia Coppola, meno regina e più donna, meno icona e più terrena. Una madonna bizantina che viene presa e fatta scendere dalla propria pala, in un processo inverso a quello che Warhol, prima della regista, aveva attuato con la sua Marilyn Monroe replicata e resa vuota, un contenitore di se stessa, sterile. Un'icona, appunto, bellissima ma priva di anima.
Andrea Betti – 18 Ottobre 2009
Regia: Sofia Coppola
Soggetto: liberamente tratto, Antonia Fraser (libro: Maria Antonietta - La solitudine di una regina)
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Direttore della fotografia: Lance Acord
Montaggio: Sarah Flack
Interpreti principali: Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Judy Davis, Rose Byrne
Produzione: Columbia Pictures Corporation
Origine: USA, 2006
Durata: 125 minuti
Titolo originale: “Marie Antoinette"
Coppola Sofia - Il Giardino delle vergini suicide di rapace
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Coppola Sofia – Marie Antoinette di tarak
Commenti
Nuovo articolo di Andrea Betti!
In calce, tutto il picio archivio SOFIA COPPOLA
buona lettura!
Ma come sei prolifico: tre pezzi in un giorno! In giornata me li leggo.
nel suo intento di slegarlo dai contenuti storici, a mio avviso, è riuscita in modo equilibrato, non allontanando quasi per nulla l'immagine che si aveva di lei, compresa la solitudine, e allo stesso tempo modernizzandone l'atmosfera che altrimenti sarebbe rimasta appesa a tanti accostamenti del passato.
Il film mi è piaciuto, con un indice di gradimento che va dall'abbastanza al molto.
Conservo il ricordo di grandi costumi e buona colonna sonora. Probabilmente uno dei film più femminini e femminili degli ultimi anni, è una sorta di rappresentazione di tanti sogni materiali delle ragazze di questa generazione - e della decadenza più assoluta:)
4. concordo...
Visivamente bello, ma troppo lento e inconcludente, a mio avviso.
Sì, visivamente molto bello ma alla fine mi ha lasciato un senso di vuoto. Lei fantastica, comunque, sempre.
Si dice che nell'ultimo film di Sofia Coppola ci sarà una carrellata di starlette televisive nostrane.