Coraline e la porta magica è la storia di una ragazzina che, appena trasferitasi in una nuova, piovosa città con i genitori, trova nella dimora cadente un ambiente quantomai bizzarro e surreale, in cui madre e padre non hanno tempo da dedicarle e spingono la propria figlia – pur di non averla tra i piedi - a intrattenere rapporti con un vicinato singolare, caratterizzato dalla presenza di un buffo ed istrionico circense russo, un ragazzino con evidenti sociopatie, due attempate ex-soubrette assorbite dai vecchi fasti delle luci della ribalta ed un gatto randagio. Nella nuova casa la spocchiosa Coraline – ispirata all'intramontabile saputella Alice di Lewis Carroll - scopre una misteriosa porticina, murata e chiusa a chiave in un passato lontano; è questo il pertugio attraverso cui si accede ad un'altra dimensione in cui il mondo-altro non è che la trasfigurazione del piano reale attraverso i desideri della fanciulla, con genitori stereotipati e sorridenti – che a me hanno ricordato gli inquietanti robot de La Donna Perfetta di Frank Oz - attenti unicamente alla loro pargola, ed un vicinato sempre pronto ad intrattenere la nuova visitatrice, che ben presto comincia a covare il desiderio di scambiare la propria vecchia vita con la nuova.

Il film porta la firma di Henry Selick, già conosciuto al grande pubblico per aver diretto nel 1993 il lungometraggio “The Nightmare before Christmas”, troppo spesso assimilato unicamente al nome del geniale Tim Burton, dal cui cono d'ombra – a mio avviso – solo con questo nuovo film riesce ad uscire. Anche in questo caso, come già avvenuto per il predecessore degli anni '90, la tecnica utilizzata è quella dello stop-motion, e l'eredità burtoniana è quasi palpabile, in un viaggio onirico che pizzica le corde tanto care al regista di Big Fish, forte di quel surreale inquietante che trova, a mio parere, la sua massima espressione nel capolavoro Edward mani di forbice.
Come si è detto il film deve molto al romanzo inglese Alice in Wonderland, da cui mutua sia l'archetipo superbo e pieno di sé della protagonista – un'eroina che comprende a proprie spese quanto sia facile scambiare lucciole per lanterne – sia la figura controversa del gatto, questa volta non di razza del Cheshire ma un semplice bastardo rognoso e nero, più sfuggente e meno aristocratico dell'illustre predecessore. Come il personaggio principale del celeberrimo libro, la poco simpatica protagonista tenta in ogni modo di rendersi indigeribile sin dall'inizio della pellicola, col precipuo fine di rendere ancor più evidente il cambiamento intimo che la vede soggetta al termine dell'avventura, a tutti gli effetti un viaggio iniziatico e di formazione.
Attraverso la porticina – che se è stata murata, Coraline cara, un motivo deve esserci stato! - quello che si dispiega agli occhi della ragazzina dai capelli blu è un universo pieno di leccornie, una casa del Paese di Bengodi che non può non ricordare la fiaba di Hänsel e Gretel – evidentemente sconosciuta alla nostra beniamina, che altrimenti avrebbe ammazzato la noia dandosi alle chat-rooms come ogni suo coetaneo – abitata da genitori perfettamente speculari a quelli che la trascurano, se non per la singolare ed inquietante particolarità di avere dei bottoni cuciti sugli occhi (ed anche sul mondo rovesciato è quasi d'obbligo segnalare il nuovo omaggio alla seconda avventura di Alice Dietro lo Specchio).
Ruolo chiave della storia è affidato al gatto senza nome, che riporta sul grande schermo, ancora una volta – vedi quale primo esempio che mi sovviene alla mente il viaggio all'inferno di Constantine nel film di Francis Lawrence - la millenaria credenza che vede questi felini quali messaggeri tra i mondi, in grado di camminare sui ponti invisibili che collegano le realtà alteree e di svelare, con sguardi carichi di mistero ed ammonizioni, i segreti che risultano invisibili agli occhi.

La dimensione della riscoperta del sé e del proprio posto nel mondo si perde un poco, forse, rischiando di banalizzarsi all'inizio del film, ma le prove che la protagonista è costretta a superare sul finire della pellicola – un po' troppo frettolosamente e con facilità, in spregio alla complessità del significato intrinseco in esse – lo rivendicano poi con entusiasmo, ricollegando la storia a quel genere che mira a stimolare il cambiamento del protagonista. La morale nascosta – neanche troppo, e questo è un bene! - è semplice ma sempre attuale: non desiderare ciò che poi, se realizzato, non porta la felicità, ma anzi cancella la bellezza di ciò che già si possiede. Il viaggio di formazione, come si è detto, è iniziatico poiché non rivolto ad una pluralità generale, tanto che solo la protagonista è in possesso di tutti gli elementi chiave per accedere alla dimensione dell'Altra-Madre – villain simile ad un ragno, richiamo troppo succulento ad un altro grosso aracnide predatore di bambini, il clown-killer It di Stephen King, per non essere a lui subito accostato.
A differenza di Nightmare before Christmas la storia è forse più banale e scontata e per tale motivo trova molti più punti in comune con La sposa Cadavere, altro lungometraggio animato by Tim Burton, con cui – tra le altre cose – condivide l'accostamento singolare tra i colori accesi di una realtà negativa e quelli insolitamente spenti di quella positiva, in un rovesciamento della prospettiva che mira a mostrare soffocato da una patina grigia un mondo che per essere vissuto pienamente ha bisogno di essere scosso tramite l'intersezione con un piano dell'esistenza che si nutre proprio di quel suo grigiore (il mondo dei morti nel film burtoniano, in cui i defunti provenienti dall'alto si vivificano col trapasso, e quello dell'Altra-Madre in questa nuova pellicola, che esiste con l'unico scopo di irretire i bimbi trascurati).
D'altro canto l'estrema semplicità, la linearità dell'intreccio ed il buonismo di fondo, punti forti del film di Burton, sono poi le punte di diamante anche di Coraline e la porta magica, che al contrario di Nightmare before Christmas emerge come una vera e propria favola, e non come una fiaba, seppur paghi il prezzo di essere scambiato per un film per bambini; un'inesattezza non da poco visti i risvolti psicologici ed i continui riferimenti artistico-letterari che non possono essere compresi dai più giovani e sono poi le vere perle dell'opera.
Interessante il ruolo della bambola, su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine. Per farla breve basterà dire che sono realmente contento di non averne in casa al momento, poiché rischierei di ritrovarmi a chiuderle tutte in un baule prima di andare a letto.
Come si era fatto nel già più volte citato Nightmare before Christmas – in cui Sally, nel paese di Halloween, rappresentava proprio la pediofobia, ossia il terrore delle bambole – ancora si fa riferimento a questo particolare gioco antropomorfo. Custode di segreti indicibili confessatigli perché incapace di rivelarli a terzi, spia segreta dei sonni dei bambini, compagna in giochi di cui non si deve parlare, sempre sorridente perché condannata a mentire sul proprio stato d'animo tramite un'espressione preconfezionata. La chiave del film, in realtà, è proprio lei: la bambola. Un balocco vecchio come l'umanità - che poi altro non è che la rivisitazione in chiave moderna dei feticci primitivi, o se vogliamo un feticcio rivestito di modernità - che ha interessato non solo antropologi e psicologi, ma anche il cinema (ricordiamo i numerosi film de La Bambola Assassina) e che è la vera porta attraverso cui l'incubo - rappresentato dalla possibilità di cambiare vita e vendere la propria anima all'Altra-Madre (in un patto diabolico che è quello del Faust di Goethe) - realmente si realizza e prende forma: è infatti attraverso l'immobile ed assente sguardo della bambola che l'esistenza di Coraline viene osservata e l'antagonista può iniziare a tessere la propria tela di menzogne e delizie per adescare la giovane.
Plateali, ma non per questo indegni di nota, i riferimenti a Shakespeare ed a Van Gogh, omaggiati attraverso gli spiriti delle tre precedenti vittime dell'Altra Madre, che svelano la missione salvifica di cui Coraline è investita in un emblematico ricordo delle tre fabellatrici oscure del Macbeth, che poi si muovono in un cielo che è quello splendido, vorticoso ed innaturale della Notte stellata del pittore olandese.

In sunto: Coraline e la porta magica è una buona prova che lascia certamente deliziati e contenti, malgrado l'incipit risulti troppo lento a causa dei virtuosismi tecnici a cui Selick si abbandona con troppa facilità, quasi volesse dimostrare qualcosa, perdendo di vista la trama. Lontano dall'essere un capolavoro, rimane uno dei migliori film della stagione, curato magnificamente nella fotografia e, come s'è detto, un po' meno nel montaggio e nella regia, che potevano essere asciugati di più.
Il pubblico a cui è destinato – per la presenza di plurime chiavi di lettura a cui la pellicola si presta con duttilità – è sicuramente maturo, perché è uno di quei lungometraggi che nella propria leggerezza va assaporato, come la creme brulè ne Il favoloso mondo di Amelie, e non certo mandato giù in un sol boccone, col rischio di perdere quel retrogusto di incredibile poesia che affonda le proprie radici nei molti riferimenti artistico-letterari di cui ho tentato di dare alcuni accenni.
Andrea Betti - 23 giugno 2009
Regia: Henry Selick
Soggetto: Neil Gaiman
Sceneggiatura: Henry Selick
Direttore della fotografia: Pete Kozachik
Montaggio: Christopher Murrie, Ronald Sanders
Interpreti principali: Dakota Fanning, Ian McShane, Teri Hatcher
Musica originale: Bruno Coulais, They Might Be Giant
Produzione: Claire Jennings, Mary Sandell
Origine: USA, 2009.
Durata: 89 minuti
Titolo originale: “Coraline”.
Commenti
Esordio di ANDREA BETTI!
Benvenuto - e buona lettura a tutti
ecce la tua pagina:
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/969/Andrea+Betti
da qui in avanti, tutti i tuoi articoli appariranno anche lì, in ordine cronologico o alfabetico;)
(in calce, archivio SELICK)
ottimo inizio...e benvenuto tra noi :)
Grazie ad entrambi per il benvenuto e per la celerità con cui l'articolo è stato accettato, spero ne seguiranno presto altri (la bellezza di non pagare il cinema =P)!
Questo pezzo ha una sola pecca: Coraline è un romanzo di Gaiman, che infatti compare come autore del soggetto.
http://www.ibs.it/code/9788804530237/gaiman-neil/coraline
nella pagina linkata un utente, esattamente il commento del 19/06, dice che nel film molto viene stravolto, e che il romanzo è più cupo.
A parte questa dimenticanza, che certo non sempre si guarda chi ha scritto il soggetto, il pezzo è scritto bene, un più che buon esordio, direi.
Solo, prima di scrivere "uno dei migliori film della stagione" un "secondo me" ci stava molto bene.
Benvenuto, omonimo!
Ho visto anch'io il film e mi ritrovo in ciò che si scrive Andrea. Un film da vedere, certamente. Chi ama Tim Burton e il suo genere non lo deve mancare. Ottimi tutti i riferimenti letterari, centrati in pieno.
"Ruolo chiave della storia è affidato al gatto senza nome, che riporta sul grande schermo, ancora una volta ? vedi quale primo esempio che mi sovviene alla mente il viaggio all?inferno di Constantine nel film di Francis Lawrence - la millenaria credenza che vede questi felini quali messaggeri tra i mondi, in grado di camminare sui ponti invisibili che collegano le realtà alteree e di svelare, con sguardi carichi di mistero ed ammonizioni, i segreti che risultano invisibili agli occhi".
Ottimo anche qui, il rilievo. A me più che Constantine fa venire in mente Murakami Haruki;)
@branco: Non so come sia il romanzo, in effetti non l'ho letto... grazie per avermelo fatto notare, in futuro me ne ricorderò... pur sapendo che la storia non fosse "originale" non ho proprio pensato ad informarmi su eventuali "licenze" nella trasposizione in celluloide, comunque visto che preferisco le notizie di prima mano e sarà il caso che acquisti presto il libro =P
Per quanto concerne il "secondo me" l'ho un po' sottointeso, forse perchè parto dal presupposto che tutto vada inscritto in quelle due paroline, dalla prima all'ultima virgola del pezzo... (anche del riassunto della trama, perchè un altro magari si sarebbe soffermato su altre cose rispetto a quelle da me segnalate!)... o forse perchè spero di essere smentito dalle uscite in sala =P
@lèon: perchè tu snobbi constantine, tzè, e sei un cinefilo con la puzza sotto il naso =P comunque sono contento che ti ritrovi in quanto scritto ;)