La felicità è fragile: non può durare più di un secondo. Cora e Frank, le due anime spiantate del capolavoro di Tay Garnett, l’hanno cercata con foga feroce. L’hanno lambita e poi distrutta, commettendo errori capitali. La felicità è una farfalla sgargiante che si può inseguire stando fermi, confidando di carpirla al momento del suo breve passaggio. Come fa Cora Smith, che ha confinato i suoi anni ancora giovani nella desolazione di una tavola calda: le «Twin Oakes», le Querce Gemelle gestite col marito molto più anziano di lei. Oppure è una chimera mutevole, a cui si dà la caccia senza meta in un viaggio che obbedisce soltanto alle imprevedibili leggi del caso. Come fa Frank Chambers, con le gambe mai ferme perché ammalate di nomadismo, che sarebbe l’invincibile vocazione all’instabilità e alla fuga: cioè all’infedeltà.
Qualunque cosa sia la felicità, entrambi ritennero di esserci vicini il giorno in cui lui arrestò il suo vagabondaggio alle Twin Oakes: attratto dal posto di aiutante che Nick Smith, il bonario e taccagno marito di Cora, si era spinto ad offrire. Lei si presenta, al pubblico e a Frank Chambers, subito porgendo la sua incantevole alterigia. Fa ruzzolare ai piedi di Frank il rossetto luccicante e aspetta, senza muoversi di un passo, che lui da bravo lo raccolga. In teoria, dovrebbe aiutare il marito nella conduzione del misero ristorante, costruito sul ciglio di uno stradone a lunga percorrenza, sconsolante come un moderno autogrill. In pratica gli affari languono e le sue mansioni quotidiane si riducono a quelle di una normale casalinga. Lava i piatti, pulisce i tavoli ed è esposta alle deprimenti manie risparmiatrici del marito. Cora che non ha smarrito i sogni di un avvenire migliore bada con ansia agli umili consumi elettrici del loro ristorante disabitato, pensa in grande nel microcosmo di attenzioni modeste della sua cucina. Sposando Nick ha preso l’ultimo treno per una ragazza caparbia come lei. Era stata lasciata sempre dagli uomini perché, dice a Frank a mo’ di avvertimento, non aveva permesso a nessuno di metterle i piedi in testa. Col povero Nick, almeno, non c’era partita. Gli aveva detto sì per non restare sola.
«È la prima volta che faccio la casalinga per qualcuno, sai»: mette le mani avanti, protesta la sua diversità. Anche in Cora c’è una nitida insoddisfazione, la percezione quasi di un degrado insito nel lavoro domestico come missione di vita. Frank è giovane, ha un futuro davanti; e lei comincia a desiderarne un po’. Si baciano al loro secondo incontro. Anche se è lui a prenderla in un bruciante scatto di decisione, il concorso di colpa è innegabile. Come lo sarà al momento in cui i due disperati amanti concepiranno di uccidere Nick. Ci saranno due tentativi, due diversi piani di omicidio, due incidenti d’auto, due processi, nella spietata vicenda di un film dove tutto accade la seconda volta. L’incedere del destino, qui, è quello che rimbomba nelle trame inesorabili del teatro tragico. Nessuno può restare impunito o dilazionare il verdetto del processo fino all’estinzione del reato. Ciò che si annuncia ad un primo rintocco, termina e si compie al secondo.
Cora e Frank sono le vittime di una giustizia più alta che snobba le cose umane: in questo senso, sono creature deboli come noi, boriose come noi, intimamente perdenti come noi. Lana Turner e John Garfield hanno il merito di renderne visibili i difetti con grande tatto, così che che gli spettatori vi guardino senza alcun distacco presuntuoso, anzi sentendosi partecipi della medesima imperfezione. Peccati di vanità a parte: il romanzo di Cain fu ampiamente rimaneggiato per soddisfare i capricci dell’ego delle due volubili star.
Pk-., luglio 2004
Commenti
A volte Cora comincia seriamente a rimare con Nora. Almeno a tratti;)
"L?incedere del destino, qui, è quello che rimbomba nelle trame inesorabili del teatro tragico. Nessuno può restare impunito o dilazionare il verdetto del processo fino all?estinzione del reato. Ciò che si annuncia ad un primo rintocco, termina e si compie al secondo".
Ecco il film, Patrick.
Efficace il gioco di sguardi tra Garfield e la Turner: non un vero classico, non un vero cult, ma mi sembra comunque che tu lo consigli.
Raffaella
"L?incedere del destino, qui, è quello che rimbomba nelle trame inesorabili del teatro tragico" > wow, accenno interessante di cui non avevo mai letto.
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Cult, classico o finito nel dimenticatoio? ai posteri la sentenza?