Verbinski Gore

La Maledizione della Prima Luna

Autore: 
Verbinski Gore

Guybrush Threepwood, leggendario antieroe delle avventure di Monkey Island della Lucasfilm Games,  si reincarna in un pirata che giureremmo sia l’antenato di Raoul Duke, il giornalista di “Paura e Delirio a Las Vegas”: le treccine rasta e il talento di Johnny Depp danno così vita al grottesco capitano Jack Sparrow, protagonista dell’ultima fatica di Gore Verbinski (“The Ring”). 

Le avventure di Sparrow si ambientano in quei Caraibi che hanno divertito e appassionato una generazione di videogiocatori: lo spirito demenziale e allucinato di Monkey Island è, mi sbilancio, la prima fonte di ispirazione del film. Non è forse un caso se l’aspetto esteriore del rivale di Sparrow, Barbossa (Geoffrey Rush), mostra qualche somiglianza con quello del mitico LeChuck.
Se qualcuno sbarra gli occhi di fronte a questi (dottissimi) riferimenti, significa che ha colpevolmente trascurato le meravigliose avventure grafiche della Lucas: da giovinastro cresciuto tra Zak McKraken e Maniac Mansion, non posso che invitare il neofita a ripartire dalle basi (e la prima è il videogioco di Labyrinth, che ricordo girare sul Commodore 64 con qualche fatica ma con incredibile bellezza) e ad assaporare lo spirito ludico di questo film dopo qualche sana giornata trascorsa con Guybrush e compagnia.
 
Ora sono convinto che un manipolo di eroi stia ancora leggendo, con discreto divertimento e varia nostalgia; mentre altri meditano di cancellarsi dalla newsletter di lankelot.com. Perfetto, questo è il clima giusto: parliamo del film.
 
Trama. Da qualche parte nei Caraibi, attorno al XVII secolo. I pirati mannari capitanati dall’avido Barbossa veleggiano senza requie a bordo della “Perla Nera”, in cerca del riscatto da una maledizione che li ha resi invincibili e immortali, e splendidamente metamorfici: ogni notte diventano scheletri agguerritissimi e si dilettano di saccheggio e ultraviolenza, in attesa di ultimare la loro ricerca di un “atipico” antidoto (e non posso regalare altri spoilers…).
L’acidissimo, grottesco e scattoso capitano Sparrow, ex leader della nave abbandonato su un’isoletta nella speranza che si tramutasse nella colazione di candidi squaletti di passaggio, è riuscito a scampare alla sua sorte e a riconquistare la libertà (“si trovava senza dubbio in un rettilario”): non avrà pace fin quando non recupererà la sua nave e potrà tornare a maramaldeggiare sugli oceani.   
Suo compagno d’avventura sarà il figlio d’arte Will Turner (Orlando Bloom, altrimenti noto come Legolas): l’uno per tornare al comando d’una nave, l’altro per liberare la bella innamorata rapita dalla schiuma piratesca dei Caraibi.
Tra patrie galere albioniche, taverne e ciurme da assoldare, duelli di spada e mirabolanti fughe sui vascelli inglesi, abbordaggi e cannonate, si svolgeranno le allegre vicende di Sparrow e Turner, fino al prevedibile epilogo.
 
Sceneggiatura traballante quando perde la vena demenziale e sfiora la pura idiozia; discretamente affascinante il blu delle notti dei pirati, sposato con una accattivante fotografia; sempre vagamente efebico Orlando Bloom, composta e piacevole Keira Knightley. Il film si sorregge tutto sulle spalle di Johnny Depp: davvero delirante, oltre le righe e gigionesco. Adorabile. Due ore e rotti di anestesia totale: pura stupidità, e mirabolanti effetti speciali. A volte serve spegnersi. Spegniamoci così, con la giusta consapevolezza. È dignitoso. 
 
Film di puro intrattenimento, ispirato – dovremmo dire, a norma di credits – da un’attrazione di Disneyland, “Pirates of the Caribbean” è un delizioso film di cazzeggio di qualità: e mi sia perdonato il francesismo, non trovo definizione più adatta.  
 
Regia: Gore Verbinski.
Soggetto: Ted Elliott, Terry Rossio, Stuart Beattie, Jay Wolpert.
Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio.
Direttore della fotografia: Dariusz Wolski.
Montaggio: Stephen E. Rivkin, Arthur Schmidt, Craig Wood.
Interpreti principali: Johnny Depp, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley, Jonathan Pryce.
Musica originale: Klaus Badelt, Alan Silvestri.
Produzione: Jerry Bruckheimer, Pat Sandston.
Origine: Usa, 2003.
Durata: 143 minuti.
Titolo originale: “Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl”.
 

 


Gianfranco Franchi, Lankelot, settembre 2003.

Dedicata al grande Zo.
ISBN/EAN: 
8007038052324

Commenti

Ecco una lacuna cui ovvierò saziamente in queste vacanze. Perfetto che me l'hai ricordato. C'è anche il seguito, ora -- mi pare.

Andrò a noleggiarlo da Stan.

Adesso sì, e credo che a breve sarà rimediabile in dvd (naturalmente non sono andato in sala, ma da febbraio si cambia registro, è ufficiale)

È il mio antidoto allo stress; peccato abbiano girato un seguito indegno. Risparmiatevelo senza remore.

il seguito l'ho visto io al cinema, con mia figlia. Gran effetti speciali, tanta scena e poca sostanza. Insomma intrattenimento che serve a riposare i neuroni, Depp è sempre carino però! :-)

Visto qualche mese fa. Non è così male, Thomas-Michele, dai. E' cazzeggio sfarzoso. Certo niente di paragonabile al primo.

1. Stan? Stan vive.

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